Per una storia moderna del mondo d’oggi

“Capirai piano piano, nel corso di queste lezioni, caro Gennariello, che malgrado l’apparenza questi miei discorsi non sono affatto lodi del tempo passato, (che io, in quanto presente, non ho mai del resto amato).
Sono discorsi diversi da tutto ciò che oggi da parte di un uomo della mia età si possa dire: discorsi in cui “conservazione” e “rivoluzione” sono appunto parole che non hanno più senso (come vedi sono, dunque, moderno anch’io)“

P. P. Pasolini

Per una storia moderna del mondo d’oggi

Uno sguardo di lunga durata sulla storia   moderna

di Nicola Zuin

sommer_2001

 

Intro

Nell’ordinario svolgimento del corso di storia, è quasi inevitabile che gli studenti si smarriscano, quasi storditi dal tumultuoso accumularsi delle informazioni e che non riescano più ad avere una chiara percezione della continuità del processo storico e della sua vitalità, rinchiusi ogni volta in una prospettiva ristretta, focalizzata sui singoli eventi o su brevi periodi. Permettendoci il lusso di scomodare Hegel, si potrebbe dire che il rischio che corrono è quello di “non vedere il bosco a causa degli alberi”.

Chi, meglio di Fernand Braudel, potrebbe quindi farci da guida in un percorso rivolto proprio al raggiungimento di un punto di vista più alto, da cui sia possibile osservare un paesaggio che si estende fino a un orizzonte molto lontano: ad abbracciare un panorama in cui i dettagli si perdono e si confondono fino a formare linee continue e movimenti lenti. Il punto di vista della longue durée. Quello che Braudel chiama “il lungo XVI secolo” e che corrisponde al periodo tra il 1450 e il 1650, è un momento di svolta radicale della storia del mondo e in particolare del mondo occidentale: poderose forze della storia, generatesi in modo quasi inavvertibile al largo dei secoli precedenti, si incontrano a formare un’enorme onda lunga, destinata a infrangersi sulle coste dei cinque continenti con inaudita violenza e a sovvertire inesorabilmente, nei secoli che seguiranno, le strutture sociali, i rapporti politici, le dinamiche economiche, la vita quotidiana…. e infine l’intera visione del mondo.
Facendo quindi tesoro del metodo e delle suggestioni del maestro francese, si tenta qui di intrecciare alla sua ricostruzione dell’espansione europea e dello sviluppo del capitalismo, altri spunti, altri scorci per allargarne l’orizzonte e per dare ulteriore tridimensionalità alla prospettiva su quel “Moderno” la cui eredità ci sembra ancora segnare così profondamente il mondo di oggi.  Autori molto diversi tra loro per orientamento, sguardo e posizione, ci offrono il materiale per ricostruire questa profondità dello sguardo, ognuno a suo modo rileggendo la storia moderna alla luce di una particolare angolazione: il rapporto tra religiosità e Beruf, le implicazioni culturali e politiche della relazione tra pubblico e privato, le interazioni tra vita culturale e struttura materiale, le dinamiche e i soggetti dell’economia capitalistica. Ancora altri documenti, testi filosofici, ricostruzioni storiografiche, analisi geopolitiche, indagini statistiche, ma anche pagine letterarie, immagini ferme e in movimento e pure i luoghi del nostro quotidiano, costringendoci ad esercitare criticamente valutazione e selezione, diventano importanti fonti a cui attingere per intuire ulteriori riflessi di questa storia e per coglierne implicazioni e problematicità: richiedendoci di rivedere interpretazioni e di formulare nuove ipotesi, ci danno conferma della complessità del panorama che stiamo guardando.
Come in un quadro di Arcimboldo, in cui patate, melanzane e cipolle, si dispongono con certosina casualità a nascondere e insieme a rivelare il ritratto sorridente di una dama triste, quel che sembra voler trasparire in controluce dal nostro percorso, è il profilo dello schivo protagonista di questa storia secolare: il volto asimmetrico e qualunque della borghesia. Un’identità profondamente scissa, che si muove oscillando continuamente tra rivoluzione e conservazione, ideali universali e interessi privati, lotta per la libertà e volontà di dominio .

Quando la storia veniva articolata in precise periodizzazioni, l’epoca moderna veniva rinchiusa tra la data del primo viaggio americano di Colombo e quella dell’ultimo atto del consesso viennese delle potenze che avevano sconfitto Napoleone. Le ricostruzioni più recenti tendono invece a stemperare cesure così nette e, seppure si mantengano i riferimenti ad avvenimenti particolarmente significativi (solitamente soprattutto su un piano simbolico), per  cogliere e disegnare la fisionomia di un’epoca si presta decisamente maggiore attenzione ai “segni particolari” rispetto alla data di nascita. In questa ottica non è più possibile definire la modernità soltanto facendola coincidere con quello che succede a partire dal 1492 e soprattutto diventa difficile dichiararla finita nel 1815: l’ipotesi che si vuole qui verificare poggia su un concetto di modernità che ci induce ad allargare quei limiti a gran parte dell’ultimo medioevo fino a giungere ai nostri giorni.
Non si tratta della semplice constatazione della continuità della storia che, come la natura di Leibniz, “non fa mai salti: per questa via si giungerebbe necessariamente a fare di tutta la storia un’unica storia, dichiarando impossibile e fittizia ogni sua periodizzazione. Al contrario, intendiamo qui sostenere che è possibile e anzi necessario individuare un carattere proprio e distintivo di una storia che vogliamo continuare a chiamare “moderna”, distinguendola così da altre storie, altrettanto decisamente caratterizzate.  

L’intento di questo percorso, assumendosi tutto il rischio dei drastici tagli e delle evidenti forzature che comporta, è quindi quello di rintracciare i concetti, le strutture e le forme che fanno della modernità una dimensione storica determinata: l’invenzione della scienza sperimentale, lo sviluppo del capitalismo e dell’industria, il superamento dell’organizzazione sociale feudale, la nascita dello stato rappresentativo, un radicale movimento di secolarizzazione della cultura, il dominio mondiale della civiltà europea. Una rivoluzionaria autocomprensione del soggetto nel tempo e nello spazio, fa dell’uomo moderno un uomo nuovo: un uomo che, riconosciutosi deus ex machina della storia, ha saputo creare da sé un mondo a sua immagine e somiglianza.
La suggestione di questa ipotesi non risiede evidentemente nella sua originalità, ma piuttosto nella sua forza ermeneutica nei confronti del tempo presente, il quale in questo modo viene a scoprirsi, nel migliore dei casi, il frutto più maturo ovvero, in termini meno ottimistici, quel che resta, di una storia lunga e gloriosa le cui sementi cominciarono a germinare quasi mille anni fa in “quell’escrescenza posta alle propaggini della grande massa di terra eurasiatica che oggi chiamiamo continente europeo”2.  

Sommario

  1. Partire dalle domande
  2. Le radici dell’Europa
  3. L’immensità del mondo
  4. Lo spirito di un’epoca
  5. Il filo del pensiero moderno
  6. (Guerra), stato e rivoluzione
  7. Capitalismo industriale e imperialismo
  8. Globalizzazione

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1  Riadattato alla circostanza con alcune modifiche e con l’aggiunta di illustrazioni e mappe, il testo che segue è una parte del lavoro svolto in occasione della tesi di specializzazione discussa nel maggio 2007 presso la Libera Università di Bolzano. Lungi dal pretendere esaustività e completezza – anzi, proprio denunciando la sua parzialità e insufficienza – tale lavoro è concepito esclusivamente per fornire agli studenti uno strumento aggiuntivo per meglio interagire con i contenuti e i metodi dei corsi di Storia e Filosofia.

2   LANDES, D., La ricchezza e la povertà delle nazioni, cit. p. 37.

 

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