Tre percorsi e quindici proposte (più una)

Paura Darwin Expression_of_the_EmotionsLa Paura e la Meraviglia:
 tre percorsi e quindici proposte (più una)

 

I. La paura del mondo e la meraviglia della conoscenza

Un percorso alla ricerca di come i sentimenti della paura e della meraviglia abbiano condizionato e formato le strutture stesse della filosofia e della scienza occidentali: la ricerca della conoscenza e la visione del mondo.

1. La paura del futuro e la nascita della filosofia: l’arco di Apollo e le corna di Dioniso
Alla sorgente dell’occidente, dove il mito e la religione si incarnano nella filosofia e nella scienza, Apollo e Dioniso rappresentano emblematicamente la natura sfuggente e contraddittoria della realtà: il greco si sente sfidato dall’Olimpo e allo stesso tempo sfida la divinità proprio sul terreno della conoscenza e in particolare sulla conoscenza di ciò che lo spaventa più di ogni altra cosa: il futuro.

2. La paura del Nulla e la sfida del Divenire: Eraclito e Parmenide 
Onde sfuggire allo spettro del non-essere, consigliato dalla dea della Giustizia, ma rigorosamente fedele alle regole del Logos, Parmenide si vede costretto ad affermare l’essere come uno, immobile ed immutabile, negando in un colpo solo la molteplicità, il movimento e il divenire e dimostrando quindi l’impossibilità che il mondo che abbiamo davanti  agli occhi …sia. Eppure Eraclito ci aveva convinto del contrario!

3. La meraviglia del mondo e la paura dell’infinito: Aristotele e Giordano Bruno

Ogni effetto ha una causa. E ogni causa è a sua volta l’effetto di una causa che la causa. Sembra evidente. Ma continuando in questo modo si rischierebbe di andare all’infinito. E questo non si può pensare, dunque non può nemmeno essere… così concluse il pavido stagirita, che da questo dedusse la necessità del motore immobile. E se invece il mondo fosse infinito? O addirittura ci fossero infiniti mondi?

4. La paura della solitudine: la claustrofobia dell’Io.  Cartesio e Nietzsche

Dubitando metodicamente di ogni cosa, alla ricerca di qualcosa di cui non sia più possibile dubitare, Renèe Descartes giunge finalmente a ri-fondare l’intera filosofia sull’indiscutibilità dell’affermazione di sé in quanto dubitante: cogito ergo sum. Ma quando inutilmente proverà ad uscire da quel punto fermo, per sollevare il mondo alla maniera di Archimede, il filosofo si scoprirà completamente solo.

5. La paura dell’ignoto e la scoperta della meraviglia: la caverna di Platone

Platone ci rimprovera di vivere tutti come rinchiusi in una caverna, prigionieri inconsapevoli delle tremule ombre che continuiamo a scambiare per realtà. E se qualcuno ci dicesse che là fuori c’è un mondo pieno di suoni, colori e profumi? Avremmo il coraggio di abbandonare la tiepida quiete della consuetudine per affrontare il rischio della risalita verso la luce della verità? Socrate non ha paura.

II. Le paure dell’uomo solo

Un percorso tra le paure e le angosce dell’individuo moderno, atterrito dalla solitudine di fronte alle grandi scelte e alle decisioni quotidiane, intimidito dalla necessità di ritrovare il senso della vita.

1. La paura dell’inferno: la disputa sulla giustificazione

La cristianità è definitivamente spaccata in due dalla Protesta luterana. Lungo la faglia si scontrano gli eserciti, papi e imperatori massacrano principi e contadini. Bruciano sulla legna verde gli eretici e le streghe e in quelle fiamme si forgiano nuove spade e nuove corone. Teologi e filosofi si contendono le ragioni e i torti. Tutti assieme accomunati dalla paura delle fiamme eterne di Satana.

2. La paura di morire: il mondo di Schopenhauer (e l’insegnamento del Buddha)

Dietro la sfaccettata e luccicante rappresentazione del mondo, si cela, secondo Schopenhauer, la sua terribile verità: il mondo è un immenso organismo che vuole vivere perché ha paura di morire. Ogni sua minima parte, ogni animale, ogni filo d’erba e anche ogni uomo, non sono che strumenti del mondo per sopravvivere a se stesso. Anche l’amore è un’astuzia della specie.

3. La paura di decidere: Kierkegaard e Eckhart

Il divieto divino sveglia in Adamo la possibilità della libertà, l’angosciante possibilità di potere. Ma di ciò che può, Adamo non sa nulla. Non vi è in lui che questa possibilità, come forma superiore dell’ignoranza. Egli la ama e la fugge, perché il futuro è il possibile e “nel possibile… tutto è possibile”. L’angoscia è il sentimento del possibile e l’uomo è questa angoscia.

4. La paura di essere se stessi: Zarathustra di Nietzsche

Dopo dieci anni trascorsi in solitudine sulla montagna, Zarathustra ridiscende tra gli uomini per dar loro una buona notizia: Dio è morto. Ora gli uomini possono finalmente ritrovare la terra e il sole e da  essi imparare la volontà di potenza. Essere se stesso è la sola via per andare oltre se stesso e l’uomo apparirà all’Übermensch come a noi si mostra una scimmia. Ma gli uomini che ascoltano Zarathustra hanno paura.

5. La paura degli dei, del dolore e della morte: il quadrifarmaco di Epicuro

Può la filosofia risolvere i più angosciosi problemi dell’uomo? Può un pensiero che non giunge mai a nessuna conclusione certa dare risposta alle domande più terribili che soffocano l’esistenza di ognuno di noi? Passeggiando nel suo giardino, Epicuro prova a spiegarci perché non dovremmo avere più paura di soffrire e di morire… e perché nemmeno delle ire divine dovremmo più preoccuparci.

III. La società della paura

Un percorso alle radici della società, del suo costituirsi e della sua necessità di legittimazione. Un tentativo di capire i rapporti tra uomo e uomo, il bisogno contraddittorio di evocare e di esorcizzare la paura dell’altro.

1. La paura dell’altro come fondazione della politica moderna: Hobbes e Rousseau

In un’Europa dilaniata dalle guerre di religione, Thomas Hobbes tenta una nuova via per tenere assieme la società, rinunciando a considerare qualsiasi differenza religiosa, sociale, politica. Ma in una condizione di perfetta uguaglianza, chi avrà il diritto di comandare? Su quale base si potrà giustificare il dovere di obbedire? Solo la paura della morte convincerà gli individui a unirsi in un patto per scrivere e rispettare le leggi dello Stato.

2. La paura dell’immobilità: il capitalismo secondo Smith, Marx e Weber

Che storicamente sia la concreta organizzazione della società a produrne la cultura, come pensava Marx, o che al contrario siano le idee a innervare una particolare struttura sociale, come ritiene Weber, è evidente il rapporto che lega i meccanismi capitalistici dell’economia al carattere inquieto della psicologia borghese, dominata dalla paura della sufficienza e dal terrore dell’immobilità.

3. La paura del nemico: con Carl Schmitt alla ricerca delle radici perdute della legge

Se un tempo la legge poteva trovare nutrimento nella terra e nei confini che la solcano o rimanere saldamente ancorata al cielo della volontà divina, la secolarizzazione e la globalizzazione moderne rendono necessaria una nuova riflessione sulla legge e sulla sua essenza: la sua (impossibile) fondazione, la lascia ormai libera di vagare, nomade, capace ormai soltanto di imporsi con violenza.

3. (bis) La paura del potere: biopolitica e totalitarismi nell’indagine di Michel Foucault e Hannah Arendt

Potere, diritto e violenza da sempre si intrecciano tra loro, indissolubilmente, in tensione sull’abisso tra mezzo e fine. Come è possibile pensare le categorie del politico alla luce del Novecento, il secolo che ha definitivamente smascherato “la banalità del male”? Dove trovare il limite di un potere che ha a disposizione un potenziale distruttivo illimitato? Un dialogo sul rapporto tra vita politica e nuda vita.

4. La paura del Piacere: la riflessione della scuola di Francoforte sulla società tecnologica borghese

Vista come la lunga ricerca di saperi e tecniche utili all’ideale della razionalizzazione del mondo finalizzata a renderlo plasmabile e soggiogabile da parte dell’uomo, la storia universale coincide con l’illuminismo e la civiltà industriale contemporanea ne rappresenta la perfetta realizzazione. Ma il prezzo da pagare è la felicità: solo tappando le orecchie dei suoi compagni e facendosi legare all’albero della nave, Ulisse può ascoltare il canto delle sirene senza cedere al suo struggente richiamo al piacere e alla felicità.

5. La paura di non essere (se stesso): Hegel, la dialettica servo padrone

Se l’affermazione di sé passa per l’imposizione di sé stesso all’altro, chi è più forte vince la lotta e si afferma come signore di chi invece ha paura e, pur di aver salva la vita, accetta di servire. Ma il signore, che vive del lavoro del servo, finisce col dipendere da lui, mentre il servo, nel lavoro, nella disciplina, nei prodotti della sua fatica, trova se stesso e si rende indipendente: il servo non ha più paura.

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