La paura e la meraviglia

Percorsi di lettura filosofica

di Nicola Zuin e Alessandro Genovese

Paura Darwin Expression_of_the_Emotions

Scaturendo dal primordiale istinto di sopravvivenza, la paura costituisce una delle emozioni più intense per gran parte delle specie animali: per l’uomo, tuttavia, essa rappresenta anche un elemento culturale fondamentale, che è possibile rintracciare all’interno delle strutture portanti di tutta la nostra civiltà.
La paura – della natura, del futuro, dell’altro, degli dei… – ha reso necessarie e quindi possibili molte tra le più importanti innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche che segnano le tappe della nostra storia, ma soprattutto – ed è questo il punto focale della nostra indagine – ha radicalmente condizionato e forse addirittura determinato lo strutturarsi del nostro modo di pensare il mondo attorno a noi e la nostra esperienza possibile nella relazione con noi stessi, con la società, con la natura, con il tempo e con l’ignoto.
Questo lavoro, senza pretendere nessuna completezza o esaustività, si limita a individuare alcune delle possibili linee di sviluppo di questa storia e a proporre soltanto occasionali stimoli di riflessione, a partire dalla ricerca delle concrete esperienze della paura nel nostro quotidiano, per poi visitare alcuni luoghi della sua considerazione filosofica.
Lungo il percorso che così si viene delineando, senza quasi mai apparire esplicitamente, traspare, in controluce, la figura della meraviglia, che sembra determinarsi come l’atteggiamento cauto ma curioso di fronte a ciò che a un primo impatto si presenta come ignoto e spaventoso.
La meraviglia costringe l’uomo a rinunciare alla fuga, stare davanti all’ignoto, guardarlo e interrogarlo. Chi si meraviglia vuole conoscere ciò che lo meraviglia, comprenderlo e tenerlo con sè. L’istinto di sopravvivenza fa spazio alla necessità della ragione.
La tesi che si intende verificare – e che perciò fornirà criterio per la selezione degli autori e delle opere da prendere in esame – si fonda infatti sull’ipotesi per cui paura e meraviglia siano in sostanza mosse dalle medesime circostanze, ma che siano in pari tempo due emozioni opposte, producendo reazioni ed effetti divergenti, oltre che sul piano psicologico, in ambito morale, politico, artistico e scientifico.

Che cos’è la paura? 

Secondo la definizione della moderna psicologia, la paura è una intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto: essa è una delle emozioni primarie, comune sia alla specie umana, sia a molte specie animali.
La paura è un’emozione governata prevalentemente dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell’individuo ad una presunta situazione di pericolo; si scatena ogni qualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità, e di solito accompagna un’accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche di difesa.
La paura di oggetti o contesti può anche essere appresa: questo fenomeno dipende dai circuiti emozionali del cervello e prende il nome di paura condizionata.
Principali reazioni istintive alla paura possono essere l’intensificazione delle funzioni fisico/cognitive e l’innalzamento del livello di attenzione, difficoltà di concentrazione, diminuzione della temperatura corporea, sudorazione, aumento dell’adrenalina, protezione istintiva del proprio corpo (cuore, viso, organi genitali), ricerca di aiuto, fuga.
La paura è talvolta causa di alcuni fenomeni di modifica comportamentale permanenti: ciò accade quando la paura non è più scatenata dalla percezione di un reale pericolo, bensì dal timore che si possano verificare situazioni, apparentemente normalissime, ma che sono vissute dal soggetto con profondo disagio. In questo senso, la paura perde la sua funzione primaria, legata alla naturale conservazione della specie, e diventa invece l’espressione di uno stato mentale.
In base a differenti gradi di intensità, la paura viene classificata in Terrore, Paranoia  e Panico.

Forme e immagini della paura.

A seconda degli individui, delle epoche e delle culture, la paura è suscitata da oggetti e situazioni diverse, che assumono un ruolo di particolare minaccia per il singolo o per la società. Il demonio, il buio, l’uomo nero, il nemico, il futuro, la morte… sono tutte manifestazioni di ciò che ci spaventa che, a ben guardare, è sempre l’abnorme e l’imprevedibile.
Ciò che non riusciamo a dominare e comprendere ci terrorizza e ci spinge a nasconderci e sottometterci, a fuggire nelle rassicuranti certezze del misurabile, del noto e della ripetizione che, per quanto pesante e terribile possa essere, percepiamo come comunque preferibile allo sconosciuto. E’ l’ignoto, insomma, l’archetipo dello spaventoso.
Non a caso, tutte le culture hanno da sempre cercato di rappresentare la paura e lo spaventoso: immagini spaventose abbondano nelle volte delle chiese, nelle strutture architettoniche, nelle tele dei pittori, nelle pagine della letteratura sacra e profana, nei codici della legge, nella comunicazione commerciale e scientifica, nella saggezza popolare, nell’informazione giornalistica e, più in generale, nel linguaggio.
Rappresentare il terrore e il terrificante ha sicuramente un valore catartico, proprio perchè rende visibile l’ignoto, determina l’imprevedibile e perciò lo circoscrive e lo limita. Tuttavia, quelle immagini hanno anche la funzione di evocare la paura, produrre terrore e quindi stimolare le emozioni e le reazioni che ne derivano: attraverso le immagini del terribile si vuole aprire alla comunicazione il passaggio per raggiungere gli strati più profondi dell’io di chi riceve la comunicazione.

 

Utilità della paura e paura artificiale

Proprio la sua radicale verità e la sua potente influenza sulle nostre azioni, fanno della paura una delle categorie fondamentali della relazione sociale. Basti pensare, ad esempio, a quanto la paura sia centrale nell’educazione dei bambini, attraverso il racconto di fiabe popolate di orchi e streghe o attraverso la minaccia di castighi e punizioni. Si pensi a cosa sarebbe la legge, se non promettesse giuste pene per chi la contravviene. E ancora quanti comportamenti pubblici e privati sarebbero gli stessi, se non fossero determinati dalle nostre paure?
Di fatto, chi controlla la paura degli uomini, controlla gli uomini che hanno paura. Chi sa rassicurare e difendere da ciò che fa paura diventa potente. Ma ancora più potente è chi sa evocare la paura, produrre terrore e spavento dove tutto sembra tranquillo, sottraendo spazio alla libera iniziativa per suggerire o imporre comportamenti determinati.

 

Il gusto della paura

C’è tuttavia un altro aspetto della paura che deve essere indagato: quello per cui la paura diventa bella e piacevole. La paura come oggetto del desiderio.
Sono forse gli effetti della paura a renderla desiderabile: l’adrenalina, il brivido, il batticuore, l’accelerazione delle funzioni vitali. Forse è in questo che stanno l’intensità del sapore sprigionato dalla vita di fronte al pericolo della morte o la sensazione di potenza prodotta dalla resistenza al dolore e alla fatica. Si pensi alla gratuità di molte attività rese attrattive proprio dall’esperienza spaventosa, dagli sport estremi al cinema d’azione ai divertimenti mozzafiato dei luna-park.

O forse è qualcosa di più a spingere ad affrontare il pericolo piuttosto che sfuggirgli: una sorta di nostalgia della giovinezza da intendersi come vicinanza all’origine e alla sostanza della vita stessa. La paura offre in questo senso la possibilità di un’esperienza della vita più intensa e più vera.

Paura e meraviglia

L’indagine sulla paura, che inizia dall’istinto di conservazione della vita, potrebbe allora condurci ad interrogarci proprio sull’essenza della stessa vita che si vorrebbe conservare: la vita dell’uomo è vita come le altre, buona in quanto tale, desiderabile per se stessa, o ha forse un senso diverso e un fine più ambizioso che la sua semplice conservazione?

Di fronte al pericolo dell’ignoto nella sua massima espressione simbolica, di un viaggio oltre le colonne d’Ercole, ai marinai che gli chiedevano di rinunciare e di ritornare a casa, l’Ulisse cantato da Dante risponde senza mezzi termini:

 

“considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

 

La paura e la Meraviglia:

Tre percorsi e quindici proposte (più una)

 

 

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Un pensiero su “La paura e la meraviglia

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