Philosophy and Clil

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Un’inutile complicazione?

da Filosofia e clil tra il dire e il fare. di Nicola Zuin

Ci si potrebbe domandare che senso abbia, una volta deciso di proporre in un liceo un corso in CLIL, pensare proprio alla filosofia, a maggior ragione se si pensa di fare filosofia in inglese. L’idea di proporre la filosofia attraverso una lingua in qualche modo estranea alla disciplina e posseduta soltanto in parte da docente e studenti può infatti apparire come una complicazione inutile e dannosa, che aggiunge le difficoltà della lingua alle difficoltà intrinseche alla filosofia stessa.

La filosofia è infatti una disciplina che nella percezione comune rimanda sicuramente più al tedesco o al francese, se non al greco o al latino; inoltre, essa viene spesso giudicata dagli studenti come materia piuttosto ostica, anche se affrontata in madrelingua, a causa di un linguaggio specifico molto complesso e articolato e di una richiesta significativa in termini di elaborazione, sistemazione, astrazione e comunicazione. Molto più senso, da questo punto di vista, parrebbe avere la proposta del CLIL per una delle discipline scientifiche, naturalmente legate alla comunicazione in inglese nelle riviste specialistiche, o nel mondo accademico, o nell’industria tecnologica; anche la matematica si presterebbe meglio, visto che la lingua gioca un ruolo ridotto rispetto al sistema simbolico e numerico su cui è strutturata; oppure il CLIL potrebbe essere associato efficacemente ad una disciplina pratica (disegno, educazione fisica, costruzioni, ecc.), in cui il cuore dell’insegnamento è costituito dal fare, piuttosto che da attività linguistiche come parlare, ascoltare, scrivere o leggere.

Nel caso della filosofia, invece, mancano tutti questi elementi che possono facilitare l’adozione della metodologia CLIL o comunque compensare gli eventuali svantaggi dell’uso di una lingua veicolare. Qui vogliamo provare a ribaltare questa prospettiva e sostenere che invece la filosofia possa essere insegnata/studiata attraverso una lingua aggiuntiva, magari ottenendo risultati anche migliori. La sensazione di insufficienza, dovendo comunicare in un’altra lingua, di non capire e di trovarsi senza parole, la necessità e assieme l’impossibilità di dire che si fanno palpabili e concrete, fino quasi a impedire i movimenti e chiudere le bocche, potrebbero infatti non ostacolare, ma addirittura agevolare il lavoro dell’insegnante nel trasmettere l’essenza della filosofia e assieme consentire agli studenti di percepire sulla loro pelle la sfida della conoscenza, per sperimentare fino in fondo la pratica – specificamente filosofica – della ricerca delle parole.

Si apre così lo spazio per una riflessione sugli obiettivi e sul metodo dell’insegnamento che meglio riflettano la natura propria della filosofia, per provare ad individuare quale possa essere il suo contributo specifico allo sviluppo delle competenze negli studenti che oggi frequentano il liceo.

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ClilUnits

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#1. Are you happy to choose?

 

 

 

 

 

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#2. It is the question that drives you crazy

 

 

 

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#3. Can we really choose?

 

 

 

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#4. It’s all about freedom

 

 

 

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#5. What’s the right thing to do?

 

 

 

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#6. Thinkin’ the future

Courses and Modules

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Freedom and Reality (Galilei, 2015-16): #1. Are you happy to choose?#2. It is the question that drives you crazy#3. Can we really choose?#. lessonplan

muro

 

On Liberty (Russell, 2016-17): #4. It’s all about freedom

Other Ideas

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The problem of Evil:
if god is good… why evil? (Augustine); what is good and what is evil? how can we decide how to act? is it a moral or a metaphysical question?

day_and_night

 

Utopia and Dystopia: imagine some nowhere to criticise this now and here.

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On Tolerance:

 

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The future is now: ethical and political reflection on technology, demography, identity, representation: freedom, bioethics, roboEthics,