Parmenide,  Tutto è pieno ugualmente  di luce e di notte oscura

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Tutto è pieno ugualmente di luce e di notte oscura

 

 

Traccia per un percorso didattico su tempo, essere e divenire in Parmenide
di Nicola Zuin

 

Inseguendo l’ossessione di una domanda apparentemente senza fondamento, un diligente impiegato che conduce una vita parallela da hacker, incontra un gruppo di strani personaggi che gli vorrebbero far credere che ciò che sembra più reale è in realtà solo il frutto di una simulazione virtuale.
Accettando di assumere una misteriosa pillola rossa, scopre di essere prigioniero di una macchina che sfrutta la sua energia, mantenendolo in vita attraverso un software interattivo che gli fa  credere di vivere in uno spazio e in tempo molto simili al mondo che conosciamo noi.
E’ l’accesso alla vera realtà o l’effetto di una allucinazione che apre invece a un mondo fantastico e illusorio?

Fino a che punto possiamo essere certi che la nostra percezione rispecchi la realtà e non sia invece un’illusione?

Quali sono gli elementi fondamentali della nostra percezione della realtà?

Problema

Una tradizione millenaria che parte da Platone ha interpretato l’Essere di Parmenide in senso metafisico, come archetipo della realtà assoluta, eterna, ingenerabile e incorruttibile.

L’essere così concepito, tuttavia, nega il mondo della molteplicità, del divenire.

L’essere nega quindi anche il tempo.

Tesi

L’essere è immobile, ingenerabile e incorruttibile soltanto in quanto esso è la condizione del divenire e del processo che non implica il coinvolgimento del nulla.

L’essere si sottrae al processo che dai mortali viene visto come implicante il non-essere.
L’essere in quanto condizione non è soggetto al processo.
Così come il tempo, in quanto totalità di presente, passato e futuro, non è nel tempo.

Rivelatore della struttura immobile che sorregge le cose nella loro molteplicità e processualità è l’ora.

Argomentazione

Sulla negazione parmenidea del tempo il parere degli interpreti è pressochè unanime.

Theunissen e Taran sostengono che negando tempo e spazio, Parmenide nega la realtà e quindi pone l’essere come negazione (essere come “malattia” che sfocia necessariamente nel nichilismo).

Scrive però Parmenide:

B 2,3: “Ora su io dirò, e tu riservati il ragguaglio che sentito avrai,
quali che sono le vie della ricerca che sole son da pensare:
l’una, per cui è e non v’è caso che non sia,
è di convinzione il sentiero (essa è in effetti di scorta a verità);
l’altra quella per cui non è ed anche gli occorre di non essere”

e ancora:

B 8,5: “che è; e vi sono su questa via dei segni,
molti davvero, che, essendo, ingenito è e imperituro,
intiero, d’unico genere, intrepido nonché perfetto;
né era una volta né sarà una volta, dacchè è ora, tutto insieme,
uno continuo.”  

Se in 2,3 l’essere “è” (estì) nella sua assolutezza,

in 8,5 l’essere dell’essere si da nell’”ora” (nun).

L’essere sembra quindi oscillare tra l’eternità che nega il tempo e la presenzialità dell’ora che invece è tempo.

La tradizione farà convivere questa duplicità di senso (tempo-nontempo) su una duplicità di dimensioni (verità-errore) che quindi non si negano a vicenda.

Non va dimenticato, però, che entrambe queste determinazioni dell’essere, nel testo di Parmenide, si danno nella dimensione dell’aletheia.

La questione del tempo non è secondaria e si mostra anche nella coppia “ingenito e imperituro (ageneton-anolethron) (8,3) e ritorna come senza-principio-nel-tempo (anarchon) e senza-venir-meno-nel-tempo (apauston)  in B 8, 27:

B 8,27:E’ senza principio senza cessamento, dacchè provenienza e perimento
lontano assai errar dovettero e discacciolli convinzion verace.
Restando lo stesso e nello stesso posto e per se stesso, posa.”

Per alcuni autori questo è solo l’espressione della durata illimitata del tempo: l’essere che sempre era è e sarà viene così allineato ai parametri stabiliti da Eraclito: un essere infinito nella durata e quindi nel tempo.

B 8,6: Perchè, quale nascimento ricercherai di esso?
Cresciuto come? Da dove? Né ti lascerò affermarlo
dal non ente, e pensarlo neppure; chè non affermabile né pensabile
è che non è.”

La genesi (gennan), infatti, implica un cominciamento dal nulla nel tempo.

Esiodo include nel processo di genesi anche gli dei, che sono sì immortali, ma generati.

Eraclito, Melisso ed Empedocle eliminano anche l’inizio, collocando il divino nel sempre.

Ma Parmenide sottolinea che non solo la generazione, ma proprio il tempo stesso implica il non-essere.

Infatti:

B 8,9: E quale necessità lo avrebbe mai costretto a nascere
dopo o prima se derivasse dal nulla?”

Il passo mostra chiaramente il nesso tra generazione e tempo, introducendo nel pensiero occidentale il principio di ragion sufficiente.

Non è possibile la generazione, che è sempre determinata, se non in un tempo determinato: ma nel nulla nessuna determinazione è possibile.

B 8,11: “Perciò è necessario che sia per intero o che non sia affatto.”

Scrive ancora:

B 8,29: “Restando lo stesso e nello stesso posto e per se stesso riposa”

Per taluni il rimanere (menein) è espressione di durata illimitata, per altri – da Platone in poi – è invece espressione di eternità.

B 8,36 “… perchè niente c’è o ci sarà
d’altro al di fuori dell’ente, dacchè è desso che la Parca del destino vincolò nei ceppi
ad essere intero e immobile; perciò saran tutte le cose (solo) un nome,
quante i mortali han posto nella convinzion che fosser vere:”

In queste righe, l’esclusione di un qualche “altro” fuori dall’essere, implica la necessità di una identica negazione di un ora differente da quello in cui è.

In questo modo Parmenide si oppone non solo all’epica e alla teogonia (Esiodo, Omero) in cui anche gli dei nascono, ma anche alla cosmologia fisica (Anassimandro, Melisso, Empedocle, Eraclito e poi Aristotele) in cui il “sempre” corrisponde alla durata illimitata del tempo.

Ma allora che rapporto c’è tra tutte queste negazioni del tempo e l’”ora” di 8,5?

E’ certo che l’essere viene nettamente separato dall’era e dal sarà,

ma viene invece affermato nell’ora.

In quanto immutabile, l’essere può essere nell’ora solo in quanto ora atemporale, punto senza tempo. Un senza tempo che viene fatto coincidere con l’eternità (Platone, Timeo, 37 E 1ss. e Repubblica, V 477 A ss.) o addirittura inteso come necessità (Aristotele, Physica, IV,12,221 b 4 ss.).

Contro questa interpretazione dell’è in senso veridico, O’Brien legge in 8,5 un presente temporale… ma finisce per attribuire a Parmenide un errore sintattico.

 

Ridiamo parola a Parmenide:

B 8,5: “è ora tutto insieme

Questo “tutto insieme” (omou pan): va letto come il concentrarsi nell’ora di istanti distinti?

Non regge. Omou pan è’ piuttosto un rafforzativo dell’ora nel senso atemporale e puntuale: la differenziazione degli istanti implicherebbe infatti la differenziazione dell’essere che invece è intero immobile e immutabile.

L’istante, come l’essere è unico e identico.

B 4,1: “Nel tuo guardo nota tuttavia che cose assenti sono presenti alla mente saldamente;
infatti non potrai recidere l’essere dal suo essere congiunto con l’essere”

In 4,2 l’essere (eon) è ancora una volta tutto intero e assieme, congiunto all’essere,

ma in questo caso (4,1) viene messo in connessione  con il molteplice delle cose assenti ma presenti alla mente (apeonta-pareonta).

Parmenide afferma, con la molteplicità, il processo temporale

Continua però a negare il nulla: nel processo, infatti, il passaggio dall’assenza alla presenza e viceversa non annulla l’essere delle cose.

Si toglie la riduzione dell’essere alla presenza, ma si salvaguarda la presenza nell’essere.

Soprattutto non si nega con l’unicità dell’essere la processualità delle cose molteplici.

Le cose assenti e presenti sono differenti.

Ma “alla mente” (nous) sono “ugualmente” (omos) “saldamente presenti”:

ovvero la mente coglie e pone lo sfondo immutabile che sottende alla visibilità delle cose nel loro processo.

Il guardo acuto del nous intuisce ciò che toglie la separazione… tra prima e dopo.

I quali allora sono “simultanei”, mantenuti nell’ora della presenzialità dell’essere.

Il nun diventa cerniera tra l’atemporalità dell’essere compatto e il processo delle cose ora presenti ora assenti (ma mai non essenti)

L’epica e la teologia attribuiscono questa capacità al dio, ma non nell’essere, bensì nella conoscenza: la divina conoscenza infinita nel passato e nel futuro.

Parmenide invece afferma l’uguale valore di essere delle cose in quanto soggette al tempo (apeonta-pareonta), giacchè l’essere non può essere rescisso dal suo rapporto con le cose che sono.

B 9,3tutto è pieno ugualmente (omou ) di luce e di notte oscura
uguali (ison) ambedue, perchè con nessuna delle due c’è il nulla”

Ritorna la coppia omou-pan, qui relativa a luce e notte che costituiscono la struttura del mondo nel suo apparire (doxa).

Poi c’è ison che fa riferimento all’uguaglianza di essere di entrambe:

solo nella loro unità e simultaneità (omou), nel loro essere ora, esse sono ugualmente (ison) essere: precisamente costituendo il mondo della doxa.

Ancora una volta (come per presenza e assenza) l’uguaglianza si fa valere nella differenza (di luce e notte) in forza dell’essere: uguali in quanto in nessuna delle due c’è il nulla.

L’essere uguale dei diversi si da nella presenza nell’ora che è assieme atemporale e nel-tempo, giacchè è da quell’ora che si origina lo stesso tempo.

Nella loro duplicità radicata nell’unità, luce e notte dischiudono, essendo, il mondo in quanto molteplice.

L’ora è il punto che segna il passaggio dal non-tempo dell’essere all’essere del tempo.

È la condizione di possibilità del tempo.

Nell’esegesi tradizionale 8,5 e 8,19 sono contrapposti come verità (aletheia) ed errore dei mortali (doxa)

Ma la doxa non è l’errore, bensì la verità del mondo nel suo apparire:

essa scaturisce dal cuore della verità ben rotonda.

B 1,27: ”occorre allora che delle cose tutte
tu abbia notizia, si del cuore intrepido di ben rotonda verità,
si dei pareri dei mortalinei quali non c’è convinzion verace”.

B 2,2: ”quali sono le vie della ricerca che sole son da pensare:
l’una, per cui è e non v’è caso che non sia è di convinzione il sentiero”.

È dallo stesso cuore che scaturisce il significato dell’essere e la sua espressione temporale nell’apparire del mondo.

E’ sempre l’unica verità che si esprime come cuore e come manifestazione:

e questa duplicità della verità trova la congiunzione nel nun.

B8,53: “A nominar due forme infatti composero essi i lor conoscimenti;
delle quali non di una occorre fare il nome – cosa in cui essi sono andati errati-,
e le distinsero nel giudizio come contrarie di figura, e segni posero
di separazione per l’una dall’altra”.

Luce e notte sono espressione dell’essere in quanto esso è l’orizzonte che le mantiene in unità polare.

La verità mondana e fisica katà doxa, nel nun temporale manifesta il nun atemporale dell’aletheia

Il presente atemporale dell’essere racchiude in sé la totalità del tempo, racchiudendolo nella simultaneità atemporale del presente

Il tempo non sta fuori dall’essere come non-essere, ma sta nell’essere come raccolto tutto assieme.

L’errore degli interpreti è di dividere aletheia e doxa e con esse essere e mondo.

 

Prima lezione:  L’essere e il tempo

Seconda Lezione:  Le cose e l’ora

Terza Lezione: Omou e ison

Quarta Lezione: Aletheia e doxa

 

 Per un percorso didattico su tempo, essere e divenire in Parmenide

di Nicola Zuin

Questo lavoro traccia la mappa per un percorso didattico che intende costituire un momento di approfondimento tematico e metodologico nell’ambito dello svolgimento del programma di filosofia per la classe terza.

Si prevede il suo svolgimento al termine di una prima fase di studio, in cui gli studenti hanno conosciuto le prime manifestazioni della filosofia greca, hanno riflettuto sul problema dell’archè, hanno incontrato il pensiero dei primi filosofi e sono giunti, attraverso il confronto tra i frammenti eraclitei e il poema di Parmenide, a evidenziare gli elementi costitutivi del problema dell’essere e del divenire, almeno nella forma che tradizionalmente caratterizza la sua trattazione.

Mettendo in dubbio quell’interpretazione e quindi costringendoci a rileggere in profondità il testo parmenideo, questo percorso rappresenta soprattutto l’occasione per acquisire familiarità con gli strumenti più propri della pratica filosofica: il riconoscimento del problema, l’analisi testuale, il confronto delle interpretazioni, l’argomentazione o la confutazione di un’ipotesi, la costruzione di mappe concettuali, la ricerca delle/nelle fonti.

Focalizzando l’attenzione sul tema del tempo, inoltre, si pongono le basi per lo sviluppo di una ricerca trasversale che potrà essere proseguita mano a mano che lo studio della filosofia condurrà gli studenti ad incontrare altri autori che del tempo hanno fatto problema: non soltanto in termini metafisici, ma pure in relazione alla morale, alla politica, alla psicologia, alla teologia, alla teoria della conoscenza.

Il problema del tempo, in questo senso, viene riconosciuto come una delle più significative strutture della nostra esperienza che, non a caso, attraversa l’intero sviluppo del pensiero occidentale: esso mostra quindi tutti gli elementi per poter diventare il filo rosso di una riflessione trasversale che potrebbe coinvolgere, accanto alla filosofia, le altre discipline del percorso di studi, dalla matematica alla religione, dalla storia dell’arte alle scienze, dalla fisica alle letterature.

Nella fattispecie, questo percorso intende inoltre rappresentare una buona occasione per  ripensare il reale significato dell’aggettivo che qualifica il nostro corso di studi: agli occhi dei ragazzi (e troppo spesso anche dei docenti) “tecnologico” viene infatti sistematicamente a coincidere con “tecnico”, smarrendo quindi quell’elemento di riflessione – sulla tecnica e sulla realtà in cui essa pretende di intervenire – che il suffisso “logico”invece imporrebbe. In questa direzione, la letura trasversale e quindi la prospettiva interdisciplinare diventano ancor più urgenti ed essenziali.

Destinatari

Una classe terza di un liceo tecnologico

Tempi e spazi

Il lavoro sarà svolto in gran parte in classe e dovrebbe occupare circa dieci ore di lezione.

Materiali e strumenti

Oltre che del libro di testo e di un dizionario di filosofia, il lavoro si avvarrà di fotocopie del poema parmenideo e di brani tratti dai testi citati in bibliografia.

Saranno utilizzati inoltre:  lavagna, cancelleria, cartelloni di grandi dimensioni.

Obiettivi

Le finalità generali poste per l’intero corso di filosofia e in particolare per la classe terza sono:

  • acquisire una visione problematica della realtà;
  • attraversare i principali nodi filosofici dell’età antica;
  • incontrare, dialogare con-  e far dialogare tra loro,  gli autori;
  • sviluppare e consolidare il lessico specifico;
  • sviluppare ed esercitare le abilità filosofiche: domandare, leggere, comprendere, analizzare, criticare, ri-pensare il pensiero dei filosofi,  dialogare, confrontarsi con opinioni diverse, argomentare, scrivere…. pensare.

Tali finalità saranno perseguite in questo percorso attraverso la loro declinazione nei seguenti obiettivi specifici:

obiettivi cognitivi: 

  • conoscere i concetti di tempo, eterno, ora, essere, divenire, verità, opinione, errore, unità, molteplicità, necessità, contingenza
  • orientarsi all’interno del testo e del pensiero di Parmenide;

obiettivi operativi: 

  • leggere il testo: individuare le parole chiave e le strutture argomentative
  • comprendere il significato generale discorso e specifico dei concetti
  • indagare gli elementi problematici degli argomenti
  • analizzare: suddividere il problema nei suoi componenti elementari
  • riconoscere collegamenti all’interno della disciplina e verso altri ambiti
  • ricostruire criticamente i termini del problema e i passaggi dell’argomentazione

obiettivi trasversali e metacognitivi: 

  • rispettare il diritto di tutti ad esprimere la propria opinione
  • partecipare costruttivamente alla discussione
  • argomentare razionalmente le proprie opinioni
  • esprimersi con proprietà di linguaggio
  • cogliere il rapporto tra i contenuti disciplinari e la realtà storica, sociale e politica

Prerequisiti

Si presume che gli studenti abbiano acquisito le conoscenze relative al programma precedentemente trattato: in particolare dovranno essere ben presenti i concetti emersi dallo studio di Eraclito e Parmenide.

Gli studenti avranno inoltre acquisito una certa familiarità con la metodologia del corso e con le regole minime per una collaborazione ordinata ed efficace.

Metodi

Nella costruzione del percorso si alterneranno e si intrecceranno modalità di lavoro  diverse e intese come complementari:

  • lezioni frontali e dialogate
  • lettura e commento di brani selezionati, tratti dai classici e da testi critici. (L’insegnante legge o fa leggere il testo, guidando l’analisi che verrà svolta col contributo degli studenti: contestualizzando il testo e dividendolo in sezioni significative, sottolineando gli elementi determinanti, identificando i concetti più importanti, chiarendo i passaggi più difficili, suggerendo possibili collegamenti e connessioni).
  • analisi di materiale iconografico
  • ricerca di materiali integrativi, per gruppi e  individualmente
  • discussione degli argomenti trattati
  • costruzione di mappe concettuali

Verifiche: 

  • Verifica formativa. L’acquisizione dei contenuti e il raggiungimento degli obiettivi formativi sarà verificato in itinere soprattutto attraverso la costante discussione in classe degli argomenti trattati: l’insegnante dovrà perciò stimolare e guidare il dibattito attraverso la proposta di domande e provocazioni, assicurandosi che tutti gli studenti vi partecipino attivamente.
  • Verifica sommativa. E’ prevista, al termine del percorso, la somministrazione di una prova scritta strutturata su  quesiti a risposta aperta.

Valutazione: 

Nella valutazione si terrà conto dei seguenti criteri:

  • conoscenza dei contenuti,
  • comprensione dei concetti principali,
  • capacità di analisi,
  • capacità di sintesi,
  • comprensione del testo,

Bibliografia

Aristotele, Physica,

Capizzi, A., a cura di, I presocratici,  Firenze, 1972

Colli, G., La nascita della filosofia,  Adelphi, Milano,

Eraclito, I frammenti, Stamalternativa,

Lumi, A., a cura di, I presocratici, a cura di A. Lumi, Bur, Milano,1991

Platone, Timeo, in Dialoghi, Milano, 1970

Platone, La Repubblica, Laterza, Roma-Bari,

Ruggiu, L., Tempo della fisica e tempo dell’uomo,Cafoscarina, Venezia, 2006

……, Pillole rosse, Mondadori, Milano, 2006

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