L’Italia da Crispi a Giolitti

Francesco Crispi (1818 –  1901) è stato figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l’ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò.

Francesco_Crispi_(ritratto)

Inizialmente mazziniano, si convertì agli ideali monarchici nel 1864. Anticlericale e ostile al Vaticano, dopo l’unità d’Italia fu quattro volte presidente del Consiglio: dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896. Nel primo periodo fu anche ministro degli Esteri e ministro dell’Interno, nel secondo anche ministro dell’Interno. Fu il primo meridionale a diventare presidente del Consiglio.

In politica estera coltivò l’amicizia con la Germania, che apparteneva con l’Italia e l’Austria alla triplice alleanza. Avversò quasi sempre la Francia.

I suoi governi si distinsero per importanti riforme sociali (come il codice Zanardelli che abolì la pena di morte e introdusse il diritto di sciopero) ma anche per la guerra agli anarchici e ai socialisti, i cui moti dei Fasci siciliani furono repressi con la legge marziale. In campo economico il suo quarto governo migliorò le condizioni del Paese.

Crispi sostenne tuttavia una dispendiosa politica coloniale che, dopo alcuni successi, portò alla disfatta di Adua del 1896, evento che portò alla fine della sua carriera politica.

Il suo avversario politico principale fu Giovanni Giolitti che lo sostituì alla guida del Paese.

vm. L’Italia da Crispi a Giolitti

Cronologia minima

1887

  • Il 26 gennaio una colonna militare italiana al comando del colonnello De Cristoforis viene annientata a Dogali dalle truppe etiopiche
  • Primo governo Crispi come risposta alla crisi del Trasformismo.
  • Adozione di una tariffa doganale generale di stampo nettamente protezionistico.

1888

  • Inizio della guerra commerciale con la Francia, che durera` fino al 1898.
  • Esplode la crisi edilizia a Roma, Napoli e in altri centri.
  • Riforma delle amministrazioni locali con l’ampliamento del diritto di voto ed eleggibilità dei Sindaci.
  • Nuova legge sanitaria (che contiene disposizioni riguardo l’emigrazione).
  • Nuova legge sulla pubblica sicurezza volta a riorganizzare gli apparati repressivi dello Stato in funzione antisovversiva.

1889

  • Stipula del “Trattato di Uccialli” tra lo Stato italiano e il ras Menelik II. L’Italia ottiene la sovranità di Asmara e una sorta di protettorato sull’Etiopia.
  • Approvazione del codice penale Zanardelli

1891

  • Governo Di Rudinì
  • Il 15 maggio viene emanata l’enciclica Rerum novarum di Leone XIII sulla «questione sociale».

1892

  • Primo Governo Giolitti
  • A Genova nasce il Partito dei lavoratori italiani, poi Partito socialista italiano.
  • Il 20 dicembre sono notificati al Parlamento i risultati dell’inchiesta Alvisi-Biagini. Scoppia lo scandalo della Banca romana, messa in liquidazione l’anno successivo.

1893

  • Istituzione della Banca d’Italia.
  • terzo governo Crispi

1894

  • Il ministro Sonnino ristabilisce ufficialmente il corso forzoso.

1895

  • Le truppe italiane occupano quasi integralmente la regione del Tigrai provocando una dura reazione di Menelik. L’esercito etiopico annienta, all’Amba Alagi, un battaglione italiano comandato dal maggiore Toselli.

1896

  • Primi segni di inversione del ciclo economico.
  • Il 10 marzo le truppe italiane vengono sconfitte ad Adua, in Etiopia: (cadono circa 6000 soldati italiani). A seguito del rovescio militare l’Italia fu costretta alla revoca del trattato di Uccialli e al ritiro dal territorio del Tigré.
  • caduta del governo Crispi.
  • Secondo Governo dal marchese Di Rudinì (Antonio Starabba).

1898

  • A Milano avvengono moti popolari per protestare contro il carovita (passata alla storia come la “protesta dello stomaco”). Le truppe del generale Bava Beccaris sparano sugli insorti (8 maggio) causando più di 300 morti. Il Re Umberto Primo lo premia.
  • Viene proclamata la legge marziale.
  • Si insedia il governo Pelloux.

1899

  • Il 3 giugno Giovanni Agnelli fonda la Fiat.

1900

  • L’anarchico Gaetano Bresci uccide il re Umberto I a colpi di pistola, il 29 luglio a Monza

 

 

I quattro Governi Crispi

(riadattato da Wikipedia)

 

Il primo e il secondo governo Crispi (1887-1891)

Alla morte di Depretis, avvenuta il 29 luglio 1887 re Umberto I chiese a Crispi di prendere l’interim del ministero degli Esteri. Crispi accettò e il 7 agosto fu nominato presidente del Consiglio, divenendo il primo capo del governo meridionale

Il Re lo preferì per il suo appoggio alla Triplice alleanza e per la sua convinzione di allestire un esercito forte, benché la sua mancanza di moderazione fosse un motivo d’allarme. Crispi riuscì a tenere per sé anche il ministero dell’Interno e quello degli Esteri.  

Il più importante disegno di legge del periodo fu il “Riordinamento dell’amministrazione centrale dello Stato”, con cui Crispi desiderava rafforzare la figura del capo del governo.

La sua politica in Africa mirava alla pace.

L’Italia, la Gran Bretagna e l’Austria firmavano su suggerimento di Bismarck la cosiddetta seconda intesa mediterranea, con la quale  si impegnarono a mantenere lo status quo in Europa orientale.

Sul versante dell’Europa occidentale, invece, le attese di guerra erano forti sia in Italia che in Germania: l’Italia si impegnò, infatti, probabilmente su suggerimento di Crispi, a inviare in caso di conflitto 200.000 uomini in appoggio all’esercito tedesco. La Francia cominciò a prepararsi al peggio, ma la guerra con la Francia nel 1888 non scoppiò. Crispi nei mesi successivi ebbe come obiettivo l’aumento della spesa militare.

La politica interna.

L’inaugurazione del 1889 della statua di Giordano Bruno, in Campo dei Fiori e rivolta in segno di ammonimento verso il Vaticano, espresse l’intenzione di Crispi di imprimere su Roma il suggello della modernità.

Nello stesso anno entrava anche in vigore il Codice Zanardelli: il nuovo codice penale che abolì la pena di morte e sancì formalmente il diritto di sciopero.

Raddoppiò quasi l’elettorato locale poiché prevedeva un requisito di censo molto più basso rispetto alle elezioni politiche.
I sindaci, in passato nominati dal governo,  venivano ora eletti dai comuni con più di 10.000 abitanti .

La visita nel 1888 del nuovo imperatore tedesco Guglielmo II a Roma fu la prima di un monarca straniero nella nuova capitale che ebbe la sua legittimazione come tale.

Crispi porta le spese militari a un terzo delle uscite dello Stato.

1889 Crispi annuncia un aumento delle imposte.
Rappresentanti della Destra e dell’estrema Sinistra si unirono per contrastare i nuovi provvedimenti e Crispi decise di dimettersi.
Umberto I rinnovò la fiducia a Crispi che, conservando Esteri e Interno, formò un esecutivo più a Sinistra del primo.

La politica africana

Stabilizzatasi la situazione in Europa, Crispi puntò la sua attenzione sull’Africa orientale, dove il re dello Scioa, Menelik II, era divenuto rivale del suo imperatore, il negus Giovanni IV. Quest’ultimo conduceva dal 1885 una strisciante guerra contro l’Italia, che nel 1887 era stata sconfitta a Dogali. Nulla di più naturale, quindi, che Roma appoggiasse Menelik nella sua lotta per scalzare il Negus.
Alla fine del 1888 sembrò che la guerra tra i due rivali stesse per scoppiare e Crispi fece avanzare le forze italiane verso Asmara.
Il 2 maggio, Menelik, divenuto a sua volta imperatore, concluse il trattato di Uccialli in cui riconosceva all’Italia i diritti sulla città e su buona parte dell’altopiano eritreo. Accettava inoltre, secondo quanto sembrava affermare l’articolo 17, un protettorato italiano sull’Etiopia.

Il presidente del Consiglio non ritenne necessario sottoporre il trattato al parlamento.
Alcuni deputati dell’estrema Sinistra e della Destra contestarono. Crispi minacciò le dimissioni. L’entusiasmo per l’espansione in Africa si diffuse rapidamente nel Paese. Asmara fu finalmente occupata nell’agosto 1889 e la prima colonia italiana, l’Eritrea, nacque ufficialmente nel 1890.

Le riforme di sanità e giustizia

L’epidemia di colera del 1884-1885 aveva mietuto in Italia quasi 18.000 vittime. Crispi appena salì al potere istituì al ministero dell’Interno la Direzione di sanità pubblica, coinvolgendo per la prima volta i medici nel processo decisionale.
Nel 1888, inoltre, trasformò il Consiglio superiore di sanità in un organo di medici specialisti anziché di amministratori, e creò la figura del medico provinciale.

La norma stabilì il principio che lo Stato era responsabile della salute dei suoi cittadini. 

1889 Legge per la protezione dei cittadini contro gli abusi amministrativi, stabiliva la creazione di una nuova sezione del Consiglio di Stato con l’incarico di occuparsi delle vertenze poste dai cittadini vittime della burocrazia.

Il 13 settembre 1889, a Napoli, lo studente repubblicano Emilio Caporali lanciò con violenza due pietre verso Crispi che fu colpito da una di esse alla mandibola. Da quel giorno Crispi divenne cupo e paventò l’ipotesi di dimettersi, ma un’accorata lettera di Rattazzi lo dissuase.

1890 Un’altra riforma stabiliva che in uno Stato moderno la responsabilità dell’assistenza ai bisognosi spettava all’autorità pubblica. I comuni dovevano quindi istituire la “congregazione di carità”, un organo il cui compito era di occuparsi dei poveri locali e della maggior parte delle opere pie. Le nomine spettavano al consiglio comunale: erano ammesse le donne, ma non i parroci. Le decisioni più importanti e la loro contabilità dovevano essere approvate dalla giunta provinciale, a capo della quale vi era il prefetto. Papa Leone XIII la condannava come antireligiosa.

Le elezioni del 23 novembre 1890 furono uno straordinario trionfo per Crispi. Su 508 deputati, 405 si schierarono con il governo.

Menelik contesta il testo in italiano del trattato di Uccialli, affermando che la versione in amarico non obbligava l’Etiopia a servirsi dell’Italia per la sua politica estera. L’Etiopia, quindi, non si considerava un protettorato dell’Italia. Il ministro delle Finanze Giolitti fu il primo ad abbandonare il governo.

Il neoministro delle Finanze Bernardino Grimaldi, rivelava che il disavanzo previsto era maggiore di quanto ci si aspettava. Il 31 gennaio,  il secondo esecutivo Crispi fu sconfitto in parlamento.

I governi Rudinì e Giolitti (1891-1893)

Umberto I diede l’incarico di formare il nuovo governo al marchese Rudinì.

Ai primi giorni del maggio 1892, Giolitti lo mise in minoranza e ricevette a sua volta l’incarico dal Re.
Il primo governo Giolitti contava tuttavia su di un esile maggioranza e nel dicembre 1892 fu coinvolto nello scandalo della Banca Romana su guadagni illeciti.

Anche Umberto I fu compromesso

1893 fu consegnato in parlamento il rapporto conclusivo sulla Banca Romana: Giolitti annunciò alla Camera le sue dimissioni.

Il terzo e il quarto governo Crispi (1893-1896)

Il 25 novembre 1893 il Re convocò Crispi per il nuovo governo. Il suo punto di forza erano i ministeri economici, in particolare con Sidney Sonnino alle Finanze e al Tesoro.

I fasci siciliani

Con la nascita del Partito dei Lavoratori Italiani nel 1892 la combattività operaia cominciò ad aumentare con effetti particolarmente significativi in Sicilia dove il movimento prese il nome di Fasci siciliani.

Il primo compito di Crispi come presidente del Consiglio fu di affrontare questa situazione. Sulla improbabile voce per cui il movimento in Sicilia era stato fomentato da francesi d’accordo con il Vaticano, Crispi ottenne il 2 gennaio 1894 la proclamazione dello Stato d’assedio nell’isola. In Parlamento una maggioranza schiacciante. Vennero spediti in Sicilia 40.000 soldati agli ordini del generale Roberto Morra, furono istituiti tribunali militari, vietate le riunioni pubbliche, confiscate le armi, introdotta la censura sulla stampa e proibito l’ingresso all’isola ai sospetti.
Il movimento dei Fasci siciliani fu sciolto lo stesso 1894 e i capi arrestati.

La crisi finanziaria, il nuovo governo e l’attentato di Roma

Contemporaneamente il ministro delle Finanze Sonnino di fronte ad un disavanzo di 155 milioni di Lire Comunicò che bisognava aumentare le tasse. I nuovi tributi andavano a colpire sia i benestanti, con un’imposta sul reddito e una sui terreni, sia i meno abbienti, con un aumento della tassa sul sale, sia la borghesia, con l’aumento dell’imposta sugli interessi dei Buoni del Tesoro.

Le proposte di Sonnino incontrarono una dura opposizione parlamentare, Sonnino decise di dimettersi e il giorno dopo Crispi annunciò le dimissioni dell’intero governo.

Il Re, non avendo alternative, ridiede l’incarico a Crispi.
Crispi annunciò pure che avrebbe rinunciato all’imposta sui terreni.

Il 16 giugno 1894, a Roma, Crispi fu vittima di un attentato da parte del giovane anarchico Paolo Lega. La pallottola mancò il bersaglio.  Ciò favorì l’approvazione della legge sulla tassa del 20% sugli interessi dei Buoni del Tesoro, il provvedimento principale della legge Sonnino. La norma allontanò l’Italia dalla crisi e preparò la strada alla ripresa economica.

Crispi si dedicò a promuovere norme contro la sovversione: allargava il “domicilio coatto” a coloro che avessero dimostrato di avere agito contro gli ordinamenti sociali e vietava le associazioni ritenute sovversive;  prevedeva che la capacità di leggere e scrivere fosse dimostrata davanti ad un pretore cancellando dalle liste elettorali 800.000 persone.

la seconda fase della politica africana

In Africa, intanto, il 17 luglio 1894 fu conquistata Cassala (oggi in Sudan). Il Generlae Baratieri sconfisse poi  gli etiopi ad Halai (19 dicembre 1894), Coatit (13-14 gennaio 1895) e Senafè (15 gennaio), trovandosi a controllare quasi completamente la regione dei Tigrè. A marzo Baratieri occupava anche Adigrat muovendo poi su Adua. A questo punto Crispi gli inviò un telegramma chiedendogli di fermarsi.

I risultati delle elezioni del 26 maggio 1895 furono favorevoli a Crispi.

Ma a metà 1895 Crispi si rese invece conto di essere in difficoltà sulla questione coloniale: la Francia riforniva di armi Menelik, e la Germania e la Gran Bretagna non avevano alcuna intenzione di aiutare l’Italia. Il ritiro di Bismarck dalla vita politica aveva già da diversi anni indebolito la posizione internazionale di Crispi.

A dicembre un avamposto italiano sull’Amba Alagi fu attaccato da un’avanguardia di Menelik e annientato.

Crispi richiamò alle armi altri 25.000 uomini  e stanziò altri 20 milioni per l’Africa.

Ma il 7 gennaio 1896, un altro avamposto italiano, a Macallè, fu raggiunto e circondato dall’esercito etiope che ottenne la resa e concesse il ritiro degli italiani.

Menelik propose di aprire delle trattative di pace, ma Crispi voleva a tutti i costi una vittoria. Sonnino si oppose

Crispi inviò in Eritrea altri 10.000 uomini. Propose poi di aprire un secondo fronte per stornare l’attenzione di Menelik dal Tigrè, ma Sonnino si oppose.

 «[…] Siam pronti a qualunque sacrifizio per salvare l’onore dell’esercito e il prestigio della monarchia […]».

La battaglia che seguì il 1º marzo 1896 presso Adua si concluse con una grave sconfitta italiana.

Il giorno dopo Crispi presenta le dimissioni.

 

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