Una Lezione scandalosa

FOTTI-IL-SISTEMA-STUDIA

Come ho incontrato gli anni Settanta e sono sopravvissuto alla ragioneria

«Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica»
S. Allende

Alla fine della seconda mi resi conto di aver sbagliato scuola. Finché si trattava di scienze, inglese, italiano o matematica, tutto sommato me la cavavo senza grossi problemi, ma quelle che oggi si chiamerebbero materie di indirizzo, contabilità, tecnica bancaria e simili, proprio non riuscivo a digerirle. A dirla tutta, non erano soltanto le discipline a non piacermi: avevo un bel giro di amici con cui mi divertivo, ma c’era qualcosa in quell’ambiente che mi stava stretto, sebbene non riuscissi a definirlo, una sorta di incompatibilità di fondo che mi faceva tollerare a fatica i riti, i linguaggi e i comportamenti che scandivano la nostra vita e quella del piccolo mondo che ci girava intorno. Allora, tuttavia, cambiare scuola in terza non era cosa facile, così mi rassegnai e decisi di continuare per finire più in fretta possibile. Al rientro dalle vacanze, tra i nostri insegnanti fece la sua comparsa in classe il professor Sersante, che noi conoscevamo solo perché lo avevamo visto aggirarsi schivo nei corridoi e di cui si diceva fosse un tipo piuttosto strano e lunatico. Fu da lui che imparai qualcosa degli anni Settanta, da cui ci separava soltanto un decennio, ma che per noi  (che di lì a qualche mese avremmo visto abbattere a picconate il muro di Berlino) era lontano come la preistoria. Pur lasciandoci intendere di averlo vissuto intensamente, Sersante in realtà non ci raccontò in senso proprio quasi nulla di quel periodo, soltanto qualche aneddoto e qualche allusione occasionale che bastarono però a incuriosirci e a farci scoprire, accanto al grigio degli anni di piombo della narrazione ufficiale, i colori degli indiani metropolitani, delle radio libere, delle lotte per i diritti. Il fatto è che anche quando spiegava Petrarca o la peste del Seicento, le sue lezioni erano capaci di investire la realtà presente e di riguardare un’attualità che non rimaneva mai soltanto cronaca, ma che assumeva, anche solo con una battuta, una dimensione storica e ideale che non avevo mai percepito prima. Quel professore faceva saltare per aria ogni possibile classificazione di buoni e cattivi, non banalmente rovesciandola, ma destrutturando il racconto uniforme, moltiplicando i possibili punti di vista e lasciandoci infine spiazzati e disorientati. Era soprattutto il modo in cui usava le parole a colpirmi: riusciva a restituire vita a concetti che avevo sempre considerato univoci e cristallizzati su una mappa ben disegnata dei confini tra il bene e il male. Per quanto poco questo potesse significare per noi, sapevamo che era marxista, o almeno che aveva studiato Marx (in effetti, con quei baffoni e gli occhiali tondi, assomigliava più a Groucho che a Karl), ma ogni volta che pensavamo di aver capito da che parte stesse, ci faceva rotolare di nuovo nel dubbio. Era proprio col dubbio e il disorientamento, con la provocazione, che ci costringeva a costruirci un’opinione e a giustificare i nostri giudizi: quando diceva «dovete studiare» era evidente che non ci stava soltanto intimando di imparare la lezione. Leggere un romanzo o un qualsiasi capitolo di storia poteva (doveva!) diventare l’occasione per pensarne le idee e ri-cercarle nel nostro quotidiano, amarle, respingerle, prendere posizione. Era un chiaro invito alla rivoluzione. Un vero e proprio scandalo, in una scuola come la nostra, in cui la regola era imparare le regole e applicarle con ordine. Fu questa la sua più preziosa lezione: la testimonianza diretta di un pensiero critico e creativo, coraggioso, ostinatamente in lotta contro il pensiero debole, contingente e pragmatico che invece, proprio sotto i nostri occhi, a colpi di ristrutturazioni aziendali e slogan alla «Milano da bere», stava celebrando il suo trionfo sul cadavere delle ideologie. Chissà che strano deve essere stato, per lui che aveva contestato i suoi insegnanti, trovarsi a insegnare la contestazione ai suoi studenti.

nicola zuin, aprile 2017
sottobanco
articolo pubblicato sul n. 495 di UCT

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