singolare impossibile

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La quarta G non va a Milano

«Le azioni umane sono forme improvvisate, spesso coraggiose, a volte ridicole, sempre strane. E in qualche modo, ogni azione sociale è sempre una negoziazione, un compromesso tra il desiderio dell’altro e il tuo». (Andy Warhol)

Al suono della campanella, uscendo in corridoio, vengo subito fermato dal prof. di scienze che mi dice, tutto agitato, che no, l’uscita a Milano con la quarta G non si potrà più fare: «poco fa è successo qualcosa di molto grave – mi spiega – i ragazzi hanno maltrattato un supplente. Sono stati così arroganti e maleducati che lui ha dovuto addirittura far intervenire il preside. Per cui non meritano certo che li portiamo in giro». Scendo le scale e altri due colleghi mi ripetono più o meno le stesse parole. Evidentemente certe notizie corrono velocemente. Che peccato! Solo un’ora prima li avevo persuasi uno per uno a dare il loro consenso per un’uscita di una giornata, per visitare la mostra di Jean-Michel Basquiat. Giovedì me l’aveva proposta un collega di storia dell’arte che la sta organizzando per una sua classe e mi era sembrata un’occasione da non perdere.

Quando entro in quarta G sono perciò piuttosto deluso e arrabbiato e rimprovero i ragazzi per il loro comportamento, comunicando loro la decisione di annullare la gita e aspettandomi in risposta soltanto orecchie basse e pentimento. Invece loro reagiscono con forza, lamentandosi di essere ancora una volta oggetto di un trattamento ingiusto da parte dei loro insegnanti. Mi raccontano che, in realtà, dopo pochi istanti di effettiva confusione, avevano obbedito al professore e si erano tutti messi a lavorare di buon grado. Soltanto uno di loro aveva continuato a pretendere di sfruttare l’ora di supplenza per giocare a carte col compagno di banco e solo lui aveva risposto male e si era rifiutato di dire il suo nome al professore che glielo chiedeva. «Non è giusto che, per la condotta di uno solo, vengano puniti anche tutti gli altri» ripete Sandro per la terza volta. E se le cose sono andate davvero così, in effetti, non ha nemmeno tutti i torti. Lo riconosce anche il protagonista del battibecco col supplente, Pietro, che si assume la responsabilità di quanto successo. Non mi interessa investigare oltre e so bene che la decisione dei colleghi sarà irremovibile, perciò devo necessariamente mediare e decido di rilanciare, ponendo la questione su un piano più generale, come problema etico. Chiedo allora non solo, perchè non è giusto che le azioni del singolo ricadano sul destino degli altri ma anche, eventualmente, se e come sia possibile evitarlo. Sandro insiste nella sua convinzione e trova il sostegno di qualcuno che – probabilmente senza esserne consapevole – richiama l’idea di Aristotele per cui non c’è peggiore iniquità che dare ai diversi parti uguali. Luisa invece alza la mano per dire che nessuno può mai considerarsi un singolo e sperare di vivere come una sorta di atomo solitario che si muove in uno spazio vuoto, perché – che ci piaccia o no – ogni contesto sociale produce un’inestricabile intreccio di relazioni in cui, anche tirando un solo filo, tutta la rete viene coinvolta. L’argomentazione è efficace e finisce per convincere anche gli altri compagni: persino Sandro, che però non smette di guardare storto il suo amico per il guaio che ha combinato. Inevitabile o meno, questo intreccio di azioni e reazioni continua comunque a essere percepito come ingiusto e il malumore dei ragazzi ne è la prova evidente. Nel frattempo il grosso dell’ora è andato: è difficile pensare di cominciare adesso la lezione, per cui lascio che la discussione prosegua, invitando i ragazzi a riflettere su quali altre implicazioni possa avere questa dinamica e verificare se siano tutte negative e limitanti. Escono diversi esempi interessanti e anche un paio che non centrano niente, ma infine è Marco che riesce a ribaltare la prospettiva, sostenendo che è proprio e soltanto questa responsabilità sociale del singolo che può costituire la chiave di volta di una qualsiasi forma di giustizia. Non male – ho detto uscendo dalla classe – vi meritereste una gita premio!

nicola zuin, febbraio 2017
sottobanco
articolo pubblicato sul n. 493 di UCT

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