L’arte di svendere la scuola pubblica

renzi-Rossi (1)

Pensando al tema dell’arte, mi sono venute tante idee: avrei voluto scrivere dell’importanza dell’educazione estetica, del fatto che troppo raramente sappiamo valorizzare a scuola i talenti artistici dei nostri studenti, oppure dell’arte di insegnare e di valutare, o ancora dello splendido quadro che hanno realizzato per me i ragazzi della terza B. Magari ne parlerò un’altra volta, perché sto scrivendo questo articolo nella mattinata in cui i giornali titolano sull’approvazione, in Consiglio Provinciale, della norma che recepisce in Trentino le direttive della Legge 107, detta anche «Buona Scuola». Una storia che ci tengo a raccontare.

Nelle settimane precedenti, il tanto sbandierato «ampio dibattito pubblico», si è risolto in un anonimo indirizzo e-mail a cui chiunque poteva – di nascosto – inviare le proprie proposte (che infatti sono rimaste invisibili), nonché in un tavolo di lavoro tutto interno e organico al Pd, che infatti ha prodotto poco più che una laudatio non petita del Renzi-pensiero. Per non dire della spudorata campagna promozionale messa in atto da una parte significativa della stampa locale.

Poi, con un tempismo da professionista della democrazia avanzata, il Presidente ha portato il testo in aula proprio l’ultimo giorno di scuola e ha imposto fin da subito ritmi serrati, obbligando i consiglieri a procedere ad oltranza, giorno e notte: 13.424 emendamenti e 40 ordini del giorno, dovevano essere archiviati a stretto giro di posta e senza stravolgere l’impianto strutturale della legge. Tanto più che – ha minacciato il Presidente – quelle stesse direttive sarebbero state comunque recepite per altra via, magari con qualche articolo della prossima finanziaria. D’altro canto, con poche eccezioni, le opposizioni avevano a loro volta minacciato l’ostruzionismo non tanto perché contrarie a questa legge o ai suoi contenuti, ma perché interessate a far compiere alla maggioranza un passo indietro rispetto agli impegni in tema di omofobia recentemente deliberati.

Nei fatti, la maratona consiliare è andata come era facilmente prevedibile, segnata da lunghe interruzioni, che hanno consentito alle forze politiche di trovare – in corridoio – accordi reciprocamente appaganti, tanto che in tempi record l’ostruzionismo è stato ritirato, in cambio di un provvedimento inutile (sul piano tecnico) quanto gravissimo (sul piano politico), che dovrebbe consentire ai genitori dissenzienti di non far partecipare i propri figli a eventuali attività scolastiche pensate per contrastare l’intolleranza, la discriminazione e il bullismo. L’accordo bipartisan è stato suggellato anche dall’approvazione di qualche emendamento di cui si potranno gloriare le opposizioni in campagna elettorale, ma che, appunto, non ha nemmeno scalfito la sostanza del testo originale.

Tutto questo mentre il silenzio – distratto e complice – della stragrande maggioranza di insegnanti e studenti e l’ambigua inconsistenza delle iniziative dei sindacati, hanno generosamente remunerato l’arroganza del potere. Tanto che Rossi, a differenza di Renzi, ha potuto tranquillamente evitare di pagare il prezzo della stabilizzazione di tutti gli insegnanti precari in graduatoria.

La «Buona scuola» trentina, come quella romana, tradisce il mandato costituzionale, svilisce il valore educativo e culturale della scuola, tratta gli studenti come carne da lavoro (flessibile!), trasforma gli insegnanti in servi e i dirigenti in vassalli, piega definitivamente ogni riflessione pedagogica alla logica aziendale e di bilancio, lascia irrisolti i veri problemi della scuola e nasconde le sue miserie e contraddizioni sotto un tappeto retorico intessuto di slogan alla moda. Ma nessuno si scandalizzi: questa era solo l’ultima parte della storia. In realtà, questa legge non fa che sistematizzare una trasformazione in senso privatistico della scuola pubblica che è in atto da molti anni – nelle istituzioni e nelle coscienze – e di cui il Trentino è stato sin dall’inizio laboratorio privilegiato.

nicola zuin, giugno 2016
sottobanco
articolo pubblicato sul n. 485 di UCT

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