I dodici articoli dei contadini tedeschi

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Le agitazioni dei contadini tedeschi, cominciate già nell’estate del 1524, raggiunsero il loro culmine nella primavera del 1525, quando i rivoltosi compendiarono le loro rivendicazioni in un documento noto con il titolo I dodici articoli. I primi tre e l’ultimo di questi risentivano in maniera più o meno forte, dell’influenza esercitata sui ribelli da parte dei predicatori riformati più radicali (gli anabattisti e Thomas Müntzer); negli altri articoli era invece presentato un programma di abolizione o contenimento del regime feudale.

I principali e corretti articoli di tutti i contadini e sudditi di signori ecclesiastici e secolari, riguardanti le questioni nelle quali si sentono oppressi.

Al lettore cristiano: la pace e la grazia di Dio attraverso Cristo.

Vi sono molti Anticristi che di recente hanno preso a pretesto le assemblee dei contadini per coprire di scherno il Vangelo, dicendo: «Sarebbero questi dunque i frutti del nuovo Vangelo, che nessuno più debba obbedire, ma anzi sollevarsi ovunque in rivolta, adunarsi in gran copia e cospirare per riformare e abbattere le autorità ecclesiastiche e secolari, o persino ucciderle?». I seguenti articoli confutano tutti questi critici empi e malvagi, in primo luogo al fine di rimuovere dalla Parola di Dio questa calunnia e in secondo luogo per dare una risposta cristiana all’accusa secondo cui tutti i contadini sarebbero disobbedienti o addi- rittura rivoltosi. Prima di tutto il Vangelo non è causa di rivolte né di disordini, poiché si tratta di un messaggio su Cristo, sul Messia promesso, la cui Parola e la cui vita altro non ci insegnano se non amore, pace, pazienza e concordia, di modo che tutti i credenti nel Cristo si riempiono di quell’amore, di quella pace, di quella pazienza e di quella concordia. […] Ora, se Dio intende dare ascolto ai contadini (che trepidi implorano di poter vivere secondo la Sua Parola) chi troverà da ridire sulla volontà di Dio? Chi si frapporrà ai Suoi intendimenti? Chi invero si opporrà alla Sua maestà? Non ha Egli forse dato ascolto ai figli di Israele che Lo imploravano di salvarli dalle mani del Faraone? Non può forse Egli salvare anche oggi i Suoi figli? Sì, Egli li salverà, speditamente. Pertanto, lettore cristiano, leggi attentamente gli articoli che seguono e compi quindi la tua scelta. […]

Articolo primo

Primo, umilmente noi chiediamo — secondo la volontà e l’intendimento di noi tutti — che in futuro tutta la comunità goda dell’autorità piena di eleggersi e scegliersi il pastore; e che nostro sia anche il potere di deporlo qualora egli dovesse mostrarsi indegno. Lo stesso pastore eletto deve predicarci il Santo Vangelo con purezza e chiarezza, senza l’aggiunta di insegnamenti o comandamenti umani. Giacché proclamarci di continuo la vera fede ci stimola a chiedere a Dio la Sua grazia, affinché Egli possa istillare e confermare in noi quella stessa vera fede. Giacché se la grazia di Dio non viene istillata in noi, sempre rimarremo carne ed ossa, cose prive di valore. La Scrittura dice chiaramente che possiamo arrivare a Dio solo per mezzo della vera fede e che possiamo essere salvati soltanto dalla Sua misericordia. Per questo abbiamo bisogno di una simile guida e di un simile pastore; la nostra richiesta si fonda dunque sulla Scrittura.

Articolo secondo

Secondo, sebbene la vera decima1 sia ingiunta nel Vecchio Testamento ma sostituita nel Nuovo2, pagheremo tuttavia volentieri la vera decima sul grano, ma ciò deve essere fatto rettamente. Poiché è dovuta a Dio e da dividersi tra i suoi servitori, essa spetta a un pastore che proclami chiaramente la Parola di Dio. Vogliamo che in futuro questa decima venga raccolta e ricevuta dal nostro sacrestano, che sarà nominato dalla comunità tutta intera. Questi ne darà al prete eletto dalla comunità intera una porzione congrua e sufficiente per il sostentamento suo e dei suoi dipendenti, secondo il giudizio della comunità tutta. Il restante sarà distribuito ai poveri bisognosi che si trovino presenti nello stesso villaggio, secondo le circostanze e il giudizio della comunità. Qualsiasi sopravanzo dovrà essere conservato nel caso che diventi necessario andare in guerra per la difesa del paese; vi si dovrà contribuire prelevando da questa eccedenza affinché nessuna tassa debba essere imposta sul povero. Nel caso che uno o più villaggi abbiano alienato le decime3 perché spinti a ciò dal bisogno, colui che può dimostrarne l’acquisto dall’intero villaggio non dovrà subire perdite. Giungeremo infatti con lui a un giusto accordo secondo le circostanze per riscattare la decima in rate con- venevoli lungo un certo periodo. Nel caso che qualcuno abbia acquistato la decima non dal villaggio, ma dai suoi antenati che se ne erano appropriati, non vogliamo, non dobbiamo né siamo più a lungo obbligati a versargliela, bensì unicamente, come detto sopra, a mantenere con la decima il nostro pastore eletto e raccogliere quindi il rimanente, oppure, come dice la Sacra Scrittura, distribuirlo ai bisognosi, siano essi chierici o laici. La piccola decima4 non la pagheremo affatto, poiché il Signore Iddio ha creato il bestiame affinché sia liberamente usato dall’uomo, e la consideriamo pertanto una decima impropria, inventata dagli uomini, che non verseremo più.

Articolo terzo

Terzo, è stato uso finora dei signori considerarci loro servi. Ciò è esecrabile, visto che Cristo versando il Suo prezioso sangue ci ha redenti e riscattati tutti, dal pecoraio fino al rango più elevato, nessuno escluso. Pertanto è dimostrato nelle Scritture che siamo liberi e desideriamo essere liberi. Non che desideriamo essere completamente liberi, né avere alcuna autorità, poiché non è questo che Dio ci insegna. Dobbiamo vivere secondo i comandamenti, non secondo la libera licenza della carne; ma dobbiamo amare Dio, riconoscere in Lui il nostro Signore nel prossimo, e fare tutto ciò (come volentieri faremmo) che Dio ci ha co- mandato nell’Ultima Cena. Dunque dobbiamo vivere secondo il Suo comandamento; e questo comandamento non ci indica né ci insegna a disobbedire all’autorità, ma anzi a prostrarci davanti a tutti, e non solo a coloro che comandano. Noi quindi obbediamo di buon grado ai nostri governanti prescelti e designati (a noi designati da Dio) in ogni questione giusta e cristiana. E non dubitiamo che voi, da veri e genuini cristiani, sarete lieti di liberarci dalla servitù, oppure di dimostrarci sul Vangelo che siamo servi.

Articolo quarto

Quarto, è stato uso finora che a nessun povero fosse permesso di catturare selvaggina, volatili, o pesci in acque correnti, il che ci appare assai ingiusto e contrario al buon vicinato, e per di più egoista e contrario alla Parola di Dio. Vi sono luoghi dove i signori conservano la selvaggina con nostro enorme danno e patimento. Ci tocca sopportare che bestie dissennate divorino sfrenatamente e senza ragione i nostri raccolti (fatti crescere da Dio perché gli uomini se ne servano); sarebbe empio e contro ogni norma di buon vicinato tacere questo abuso. Quando infatti Dio nostro Signore creò l’uomo, gli concesse il dominio su tutti gli animali, sugli uccelli dell’aria e i pesci delle acque. Noi dunque chiediamo che se qualcuno ha delle acque egli debba provare con documenti adeguati che quell’acqua gli sia stata vo- lontariamente venduta. Nel qual caso non richiediamo che gli venga tolta con la forza; in nome dell’amore fraterno si dovrà anzi dare prova di cristiana comprensione in questa faccenda. Ma chi non sia in grado di produrre prove conformi dovrà cedere debitamente le acque alla comunità.

Articolo quinto

Quinto, abbiamo una rimostranza riguardo al taglio della legna, poiché i nostri signori si sono appropriati dei boschi, e quando il povero ha bisogno di legna deve pagarla un prezzo doppio. A nostro avviso i boschi tenuti dai signori, sia ecclesiastici che secolari, senza che questi ne abbiano fatto acquisto, devono ritornare all’intera comunità. La comunità dovrebbe essere libera di consentire a tutti, ordinatamente, di usare gratuitamente quanto necessitano per il fuoco domestico e di prendere altresì gratuitamente il legname da costruzione quando è necessario, pur dovendosene informare l’ufficiale eletto all’uopo dalla comunità. Qualora non vi siano altri boschi fuorché quelli debitamente comperati, si dovrà raggiungere con il proprietario un accordo fraterno e cristiano; ma se la proprietà era stata venduta in seguito a un esproprio arbitrario verrà raggiunto un accordo secondo le circostanze del caso e i precetti dell’amore fraterno e della Sacra Scrittura.

Articolo sesto

Sesto, è il nostro oneroso gravame di servizi in lavoro, che quotidianamente si accrescono in quantità e varietà. Chiediamo che si compia una giusta inchiesta e che così aspri gravami non ci vengano imposti; che il nostro caso sia benignamente preso in considerazione sulla base dei servizi forniti dai nostri antenati, ma anche secondo il tenore della Parola di Dio.

Articolo settimo

Settimo, non consentiremo in futuro ad alcun Signore di opprimerci oltre. Ognuno invece condurrà il proprio podere secondo le condizioni proprie alle quali gli è stato affidato, cioè secondo l’accordo tra il signore e il contadino. Il signore non potrà imporgli altro, né sotto forma di servizi né sotto forma di tributi non compensati, affinché il contadino possa usare e godere in pace e libero da gravami quanto è in suo possesso. Se però il signore richiederà dei servizi, il contadino dovrà servire di buon grado il suo signore prima di ogni altro, ma in tempo e giorni non svantaggiosi per il contadino, e dietro ricompensa confacente.

Articolo ottavo

Ottavo, molti di noi che conducono un podere sono gravati dal fatto di non riuscire a pagare i canoni, motivo per cui molti contadini perdono la terra e vengono rovinati. I signori devono fare ispezionare i poderi da uomini degni di fede per stabilire un canone equo, affinché il contadino non debba lavorare in cambio di niente; giacché Ogni lavoratore è degno di essere retribuito.

Articolo nono

Nono, siamo gravati nelle questioni di giurisdizione criminale, per le quali vengono fatte in continuazione nuove leggi. I castighi non ci vengono comminati in merito ai fatti, ma talora in grave malafede e talaltra con grande parzialità. A nostro avviso dovremmo essere puniti in base alle antiche leggi scritte e secondo le circostanze, non faziosamente.

Articolo decimo

Decimo, siamo afflitti per il fatto che alcuni si sono impadroniti dei prati o dei campi arabili che un tempo appartenevano alla comunità. Noi li restituiremo alla proprietà comunale, salvo che siano stati debitamente acquistati. Se invece l’acquisto è avvenuto impropriamente, si dovrà raggiungere tra i contraenti un accordo amichevole e fraterno sulla base dei dati di fatto.

Articolo undicesimo

Undicesimo, vogliamo abolite completamente le tasse di successione per causa di morte. Non permetteremo che vedove ed orfani siano così vergognosamente spogliati e derubati dei loro averi, contro Dio e contro l’onore, come è avvenuto in molte località e in vario modo. Ci hanno estorto e strappato quegli stessi beni che spetterebbe loro di custodire e proteggere; e se avessero un minimo appiglio legale ci toglierebbero ogni cosa. Dio non lo tollera più oltre; tutto ciò sarà abolito. D’ora in avanti nessuno sarà più obbligato a pagare alcunché, in nessuna misura.

Conclusione

Dodicesimo, è nostra conclusione e risoluzione finale che, qualora uno o più dei soprascritti articoli non risultasse in accordo con la Parola di Dio (cosa che non crediamo), dovrà esserci dimostrato sulla Parola di Dio che essi non sono ammissibili e noi li abbandoneremo quando ciò sarà chiarito in base alla Scrittura. Se ora dovessero venirci concessi alcuni articoli che siano in seguito trovati ingiusti, essi da quel momento saranno considerati nulli e invalidi, privi di valore. Parimenti, se altri articoli si troveranno nelle Scritture che onestamente parlano di atti contrari a Dio e gravosi per i nostri simili, ci riserviamo di aggiungerli alle nostre risoluzioni. Ci eserciteremo e ci metteremo alla prova in tutta la dottrina cristiana, e pregheremo a tal fine il Signore Iddio; giacché Lui solo, e nessun altro, può concederla. La pace di Cristo sia con noi tutti.

Rivolte contadine in Europa. Secoli XVI-XVIII, Torino, Loescher, 1983, pp. 57-64.

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