Focault, Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane

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M. Foucault, Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane(trad. diEmilio Panaitescu), Rizzoli, 1967

L’ispirazione a scrivere Le parole e le cose (1966), come spiegato nell’introduzione, era venuta a Foucault dalla lettura di un racconto di Borges, nel quale lo scrittore argentino fa riferimento a “una certa enciclopedia cinese” in cui “gli animali si dividono in: a) appartenenti all’Imperatore; b) imbalsamati; c) addomesticati; d) maialini da latte; e) sirene; f) favolosi; g) cani in libertà; h) inclusi nella presente classificazione; i) che si agitano follemente; j) innumerevoli; k) disegnati con un pennello finissimo di peli di cammello; l) et coetera; m) che fanno l’amore; n) che da lontano sembrano mosche”. La stranezza di questa classificazione suggerisce a Foucault, attraverso “il fascino esotico di un altro pensiero, il limite del nostro”. In altri termini, l’enciclopedia di Borges può essere assunta come simbolo di schemi altri di categorizzazione. Nasce allora, naturalmente, la domanda: quali sono i confini del nostro modo di pensare? In che modo noi, occidentali moderni, ordiniamo i fenomeni?

Argomento fondamentale di questo volume sono i “codici fondamentali di una cultura che impongono un ordine alla nostra esperienza”.

L’archeologia della scienze umane si sforza di studiare la struttura dei discorsi delle varie discipline che hanno preteso di avanzare teorie sulla società, sugli individui e sul linguaggio. Come sostiene Foucault “una tale analisi non appartiene alla storia delle idee o delle scienze: è piuttosto uno studio che cerca di ritrovare ciò che ha reso possibile conoscenza e teoria; sulla base di quale spazio d’ordine il sapere si è costituito, sullo sfondo di quale a priori storico […] certe idee sono potute apparire, certe scienze hanno potuto costituirsi, certe esperienze riflettersi in filosofie, certe razionalità formarsi per, forse subito, dissolversi e svanire”. Per far questo Foucault introduce la nozione di episteme, cioè un a priori storico in questo senso assimilabile ai codici fondamentali di una cultura: “l’episteme non è una forma di conoscenza o un tipo di razionalità che, attraversando le scienze più diverse, manifesterebbe l’unità sovrana di un soggetto, di uno spirito o di un’epoca, è piuttosto l’insieme delle relazioni che, in una data epoca, si possono scoprire tra le scienze quando le si analizza a livello delle regolarità discorsive”.

La storia delle epistemi di Foucault evidenzia costantemente delle discontinuità tra i vari blocchi storici, ed egli si dà l’obiettivo di isolare e descrivere i sistemi epistemici che contraddistinguono le tre epoche più importanti del pensiero occidentale, convenzionalmente definite come Rinascimento, Età Classica e Modernità

(continua su Sito Web Italiano di Filosofia, http://www.swif.uniba.it/lei/filpol/ktbo/13.html)

Velazquez-Las-Meninas

Il libro si apre con una descrizione ed un dettagliato commento del quadro Las Meninas, di Diego Velázquez e della complessa composizione delle sue linee di piano e dei suoi effetti nascosti. «Può essere che ci sia, in questo quadro di Vélasquez, come la rappresentazione della rappresentazione classica», scrive Foucault.

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

 

originally posted by https://bibliofilosofiamilano.wordpress.com

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