L’Europa dopo la Pace di Westfalia (1648)

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La Pace di Westfalia è costituita da due trattati che nel 1648 posero fine alla guerra dei Trent’anni, negoziati (a partire dal 1644) rispettivamente tra Impero, Svezia e nazioni protestanti a Osnabrück (sede delle delegazioni protestanti) e tra Francia e Impero a Münster (sede delle delegazioni cattoliche).

La P. di V. segnò la decadenza della Spagna, accrebbe la potenza di Svezia e Francia e riconobbe l’indipendenza delle Province Unite dalla Spagna e della Confederazione svizzera dall’Impero; ratificò la fine delle guerre di religione in Europa, allargando l’ambito della libertà di coscienza. Sul piano politico, allentando i vincoli tra signori feudali e Corona imperiale, indebolì il sistema politico-sociale del Sacro romano impero, imperniato sulla preponderanza asburgica in Germania. La Francia ottenne il riconoscimento del possesso dei vescovati di Metz, Toul e Verdun; in Alsazia sostituì la propria giurisdizione a quella austriaca, ottenendo il confine del Reno e l’indebolimento dell’Impero; in Italia ebbe il dominio di Pinerolo. Alla Svezia fu attribuita la Pomerania Anteriore, mentre il resto della regione andò al nuovo elettore del Brandeburgo, Federico Guglielmo. Dopo una lotta quasi secolare, infine, la Spagna accettò la secessione delle Province Unite (ex Paesi Bassi spagnoli).

Secondo gli accordi di Vestfalia la Baviera otteneva l’Alto Palatinato e la conferma dell’elettorato; nel Basso Palatinato veniva costituito un altro elettorato, attribuito al successore di Federico V (1596-1632): il numero degli elettori saliva così a 8, divisi tra 5 laici e 3 ecclesiastici (5 cattolici, 2 luterani e 1 calvinista). La Svizzera fu riconosciuta Stato indipendente dall’Impero. In Germania gli Stati membri dell’Impero ottenevano infine vera autonomia di governo nei rispettivi domini e facoltà di contrarre particolari alleanze; l’imperatore aveva inoltre bisogno del consenso della dieta dell’Impero per far guerra e pace, levare milizie, imporre tasse.

Per la Germania, le P. di V. riconobbero la restituzione dei beni alla Chiesa secondo la situazione del 1624; estesero ai calvinisti le concessioni stabilite dalla Pace di Augusta per i luterani; confermarono il principio cuius regio eius religio (“la religione sia quella di colui cui appartiene la regione”) riconoscendo il diritto di andare in esilio ai dissidenti, di cui si potevano però confiscare i beni solo dopo tre anni; parificarono i diritti civili di tutte le confessioni.

Le P. di V. delusero i Savoia (che ebbero tuttavia Alba, Torino e altre terre del Monferrato), i Gonzaga, Venezia e il papa, il cui nunzio non firmò il trattato, considerato lesivo degli interessi cattolici.

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