Althusser, il Capitale tra Marx e Hegel

 L. Althusser, L’oggetto del Capitale
[in L. Althusser, E. Balibar, Leggere Il Capitale, trad. di R. Rinaldi e V. Oskian, Feltrinelli, Milano 1968, pp. 100-104, 106-107, 111]

Marx-hegelCome è noto, Hegel definisce il tempo: “der daseiende Begriff”, vale a dire il concetto nella sua esistenza immediata, empirica. Siccome il tempo ci rinvia al concetto come sua essenza, cioè siccome Hegel dichiara coscientemente che il tempo storico non è che la riflessione della continuità del tempo, dell’essenza interiore della totalità storica incarnante un momento dello sviluppo del concetto (qui l’Idea), possiamo assumere, con l’autorizzazione di Hegel, che il tempo storico non fa che riflettere l’essenza della totalità sociale di cui è l’esistenza. Ciò significa che le caratteristiche essenziali del tempo storico, come altrettanti indici, ci rinviano alla effettiva struttura di questa totalità sociale.

Si possono isolare due caratteristiche essenziali del tempo storico hegeliano: la continuità omogenea e la contemporaneità temporale.

1. La continuità omogenea del tempo. La continuità omogenea del tempo è la riflessione, nell’esistenza, della continuità dello sviluppo dialettico dell’Idea. In tal modo il tempo può essere trattato come un continuo nel quale si manifesta la continuità dialettica del processo dello sviluppo dell’Idea. A questo punto, l’unico problema della scienza della storia consiste nel sezionare questo continuo con una periodizzazione corrispondente alla successione da una totalità dialettica a un’altra. I momenti dell’Idea esistono come vari periodi storici e si tratta di collocarli esattamente nel continuo temporale. In questo modo Hegel non ha fatto altro che pensare, nella sua problematica teorica, il problema principale della pratica degli storici: quello che Voltaire esprimeva distinguendo per es. il secolo di Luigi XV dal secolo di Luigi XIV; esso rimane ancora il problema maggiore della storiografia moderna.

2. La contemporaneità temporale, o categoria del presente storico. Questa seconda catego- ria è la condizione di possibilità della prima ed è in essa che troveremo il pensiero più profon- do di Hegel. Se il tempo storico è l’esistenza della totalità sociale, bisogna precisare quale è la struttura di questa esistenza. Essendo il rapporto tra la totalità sociale e la sua esistenza storica il rapporto con un’esistenza immediata, ne consegue che questo stesso rapporto è immediato. In altri termini: la struttura dell’esistenza storica è tale che tutti gli elementi della totalità coe- sistono sempre nello stesso tempo, nello stesso presente, e sono dunque contemporanei gli uni agli altri nello stesso presente. Ciò vuol dire che la struttura dell’esistenza storica della totalità sociale hegeliana permette ciò che io propongo di chiamare una “sezione di essenza”, cioè l’operazione intellettuale colla quale si opera una sezione verticale in un momento qualunque del tempo storico, una sezione del presente tale che tutti gli elementi della totalità rivelati da questa sezione siano tra loro in un rapporto immediato che esprime immediatamente loro essenza interna. […]

È proprio questa presenza assoluta e omogenea di tutte le determinazioni del tutto, nell’es- senza attuale del concetto, che permette la “sezione di essenza” di cui parliamo. Così si spiega fino in fondo la famosa formula hegeliana: nulla può oltrepassare il proprio tempo, valida per tutte le determinazioni del tutto, compresa finanche la coscienza di sé rispetto al tutto nella conoscenza di esso che è la filosofia storicamente presente. Il presente costituisce in effetti l’orizzonte assoluto di ogni conoscenza poiché ogni conoscenza non è mai altro che l’esi- stenza, nella conoscenza, del principio interiore del tutto. La filosofia, pur spingendosi il più avanti possibile, non supera mai i confini di questo orizzonte assoluto: anche se si innalza a volo, la sera appartiene ancora al giorno, all’oggi, essa non è altro che il presente riflesso su di sé, riflesso sulla presenza del concetto a sé: il domani, per essenza, gli è proibito.

E ciò perché la categoria ontologica del presente vieta ogni anticipazione del tempo stori- co, ogni anticipazione cosciente dello sviluppo successivo del concetto, ogni sapere riguar- dante il futuro. Ciò spiega l’imbarazzo teorico di Hegel nel rendere conto dell’esistenza di “grandi uomini” che quindi assumono nella sua riflessione il ruolo di testimoni paradossali di una impossibile previsione storica cosciente. I grandi uomini non intuiscono né conoscono l’avvenire: essi lo indovinano come presentimento. I grandi uomini sono solo semidei che presentono, senza possibilità di conoscere, l’imminenza dell’essenza del domani, “il nocciolo nel guscio”, l’avvenire invisibile in gestazione nel presente, l’essenza futura che sta per na- scere nell’alienazione dell’essenza attuale. Il fatto che non si possa sapere nulla sul futuro, impedisce la esistenza di una scienza della politica, un sapere riguardante gli effetti futuri dei fenomeni presenti. Questo è il motivo per cui, in senso stretto, non può esistere una politica hegeliana e di fatto non si è mai dato un uomo politico hegeliano. […]

Questa concezione del tempo storico non è che il riflesso della concezione che Hegel si fa del tipo di unità che collega tutti gli elementi, economici, politici, religiosi, estetici, filosofici, ecc., della totalità sociale. L’unità di questo duplice aspetto del tempo storico (continuità- omogenea/contemporaneità) è possibile e necessaria perché il tutto hegeliano è un tutto “spi- rituale”, nel senso leibniziano di una totalità di cui tutte le parti sono collegate tra loro, di cui ogni parte è pars totalis. […]

Possiamo ora enunciare il risultato ottenuto dalla nostra breve analisi critica: è necessario interrogare con rigore la struttura del tutto sociale per scoprirvi il segreto della concezione della storia nella quale è pensato il “divenire” del tutto sociale; una volta nota la struttura del tutto sociale si comprende il rapporto, apparentemente “senza problemi” che con essa stabilisce la concezione del tempo storico nel quale essa concezione si riflette. Ciò che è stato fatto per Hegel, vale in modo analogo anche per Marx: possiamo applicare a Marx il modo di procedere che ci ha permesso di mettere in evidenza i presupposti teorici latenti di una con- cezione della storia che sembrava “indipendente”, ma che è in effetti organicamente legata a una concezione precisa del tutto sociale, proponendoci come obiettivo di costruire il concetto marxista di tempo storico a partire dalla concezione marxista della totalità sociale.

Sappiamo che il tutto marxiano si distingue senza alcuna possibilità di confusione dal tutto hegeliano: è un tutto la cui unità, lungi dall’essere l’unità espressiva o “spirituale” del tutto di Leibniz e Hegel, è costituita da una certa complessità, l’unità di un tutto strutturato, che com- porta dei livelli o istanze distinti e “relativamente autonomi”, che co-esistono in questa unità strutturale complessa articolandosi gli uni con gli altri a seconda dei modi di determinazione specifici, fissati in ultima istanza dal livello o istanza dell’economia. […]

Se proprio tale è il tipo di unità propria alla totalità marxiana, ne risultano delle importanti conseguenze teoriche.

In primo luogo è impossibile pensare l’esistenza di questa totalità nella categoria hegeliana della contemporaneità del presente. La coesistenza dei differenti livelli strutturati: l’economi- co, il politico e l’ideologico, ecc., e quindi dell’infrastruttura economica, della sovrastruttura giuridica e politica, delle ideologie e delle formazioni teoriche (filosofia, scienze), non può più essere pensata in termini della coesistenza del presente hegeliano, di quel presente ideolo- gico in cui coincidono la presenza temporale e la presenza dell’essenza con i suoi fenomeni. Di conseguenza, il modello di un tempo continuo e omogeneo – che corrisponde all’esistenza immediata, che è il luogo dell’esistenza immediata di questa presenza continua – non può essere ritenuto il tempo della storia. […]

In prima approssimazione, possiamo dedurre dalla struttura specifica del tutto marxista, che non è più possibile pensare nello stesso tempo storico il processo dello sviluppo dei diffe- renti livelli del tutto. Il tipo di esistenza storica di questi differenti “livelli” non è il medesimo. Al contrario, a ciascun livello dobbiamo assegnare un tempo proprio relativamente autonomo dagli altri livelli. Dobbiamo e possiamo dire: a ogni modo di produzione corrispondono un tempo e una storia propri, scanditi in modo specifico, dello sviluppo delle forze produttive; un tempo e una storia propri rapporti di produzione, scanditi in modo specifico; una storia propria della sovrastruttura politica…; un tempo e una storia propri della filosofia…; un tempo e una storia propri delle produzioni estetiche…; un tempo e una storia propri delle formazioni scientifiche; ecc… Ciascuna di queste storie proprie è scandita secondo ritmi propri e non può essere conosciuta che a condizione di aver determinato il concetto della specificità della sua temporalità storica e delle sue scansioni (sviluppo continuo; rivoluzioni, rotture, ecc…). Dire che ciascuno di questi tempi e ciascuna di queste storie sono relativamente autonomi, non si- gnifica che essi costituiscono altrettanti settori indipendenti del tutto: la specificità di ciascuno dei tempi, di ciascuna delle storie, in altre parole la loro autonomia e indipendenza relative, si basano su un certo tipo di articolazione nel tutto e quindi su un certo tipo di dipendenza dal tutto. La storia della filosofia, per esempio, non è una storia indipendente per diritto divino: il suo diritto di esistere come storia specifica è determinato dai rapporti di articolazione, di efficacia relativa, esistente nell’interno del tutto. Dunque la specificità dei tempi e delle storie è differenziale essendo basata sui rapporti esistenti tra i differenti livelli del tutto: il modo e il grado di dipendenza di ciascun tempo e di ciascuna storia sono dunque necessariamente de- terminati dal modo e dal grado di dipendenza di ciascun livello nell’articolazione complessiva del tutto. Concepire l’indipendenza “relativa” di una storia e di un livello, non può mai ridursi all’affermazione di un’isolata indipendenza e neppure a una semplice negazione di una di- pendenza in sé: concepire questa “indipendenza relativa” significa definire la sua “relatività”, vale a dire il tipo di dipendenza cui essa dà luogo e che fissa come suo risultato necessario; significa cioè determinare, al livello di articolazioni delle strutture parziali del tutto, il tipo di dipendenza che genera l’indipendenza relativa di cui osserviamo gli effetti nella storia dei differenti “livelli”. […]

Possiamo dimostrare la realtà specifica del tempo storico complesso dei livelli del tutto, sottoponendo paradossalmente tale tempo alla prova della “sezione d’essenza”: prova crucia- le della struttura della contemporaneità. Una sezione storica di questo tipo, anche se effettuata sulla sezione di una periodizzazione consacrata dai fenomeni di mutamento maggiore (sia nell’ordine economico, sia nell’ordine politico), non dà mai luogo ad alcun “presente” che possegga la cosiddetta struttura della “contemporaneità”, presenza corrispondente al tipo di unità espressiva o spirituale del tutto. La co-esistenza che si constata nella “sezione d’essen- za” non denota alcuna essenza onnipresente che sia il presente stesso di ciascun “livello”. La sezione che “vale” per un determinato livello, sia politico che economico, e che quindi corrisponde a una “sezione d’essenza” per la politica, non corrisponde a nulla di simile per gli altri livelli, l’economico, l’ideologico, l’estetico, il filosofico, lo scientifico, che vivono in altri tempi e conoscono altre sezioni, altri ritmi e altre “interpunzioni”. Il presente di un livel- lo è, per così dire, l’assenza di un altro e questa co-esistenza di una “presenza” e di assenze non è che l’effetto della struttura del tutto nel suo decentramento articolato. Ciò che in questo modo viene colto come assenze in una presenza localizzata, denota la non-localizzazione della struttura del tutto, o più esattamente il tipo di efficacia propria alla struttura del tutto, sui suoi “livelli” (anch’essi strutturati) e sugli “elementi” di questi livelli. Ciò che questa impos- sibile sezione d’essenza rivela, nelle assenze stesse che essa mostra in negativo, è la forma d’esistenza storica propria a una formazione sociale dipendente da un determinato modo di produzione, il tipo proprio di ciò che Marx chiama il processo di sviluppo del modo di produ- zione determinato. Questo processo è ciò che Marx chiama, parlando nel Capitale del modo di produzione capitalistico, il tipo di intreccio dei diversi tempi (e poi si accontenta di parlare solo del livello economico), vale a dire il tipo di “scarto” e di torsione delle differenti tempo- ralità prodotte dai differenti livelli della struttura la cui combinazione complessa costituisce il tempo proprio dello sviluppo del processo.

20110227210723167_1

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...