Meister Eckhart

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«Il modo è senza modo, perché Dio è nulla […] Perciò il modo con cui si deve amarlo, deve essere senza modo, ovvero al di sopra di tutto ciò che si può dire»

(Sermoni tedeschi)

Il mistico medievale Meister Eckhart arrivò a definire Dio come «nulla», e per questo subì un processo per sospetto di eresia (1326-1329). Il nulla di cui parla Eckhart, però, non è il «niente» assoluto, ma una dimensione capace di racchiudere una realtà così profonda che non può mai essere del tutto rappresentata, così come di Dio non è lecito dire niente né darne alcuna definizione o interpretazione.

La concezione eckhartiana di Dio è caratterizzata da due assunti fondamentali: l’idea di Dio come assolutamente Uno, al di fuori del quale non c’è nulla, e l’impossibilità, per l’uomo, di dare una qualche definizione di Dio. In accordo con tutta la tradizione della “teologia negativa”, Eckhart ritiene impossibile dire che cosa Dio è, per cui si può soltanto procedere per viam negationis, stabilendo, cioè, che cosa Dio non è. Ciò è determinato dal fatto che Dio, in quanto Unità, è assolutamente privo di determinazioni, è al di là di qualunque modo, e all’uomo non è concesso di conferirgli alcun attributo:

«L’insondabile Dio è senza nome, perché tutti i nomi che l’anima gli dà, essa li prende dal proprio intelletto».

(Sermoni tedeschi, p. 244)

 

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