Kritica: come si scrive una recensione

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“Gli insetti pungono non per cattiveria ma perché vogliono vivere anche loro; lo stesso è dei critici: vogliono il nostro sangue, non il nostro dolore.”

Friedrich Nietzsche

Una recensione è un testo complesso, che ha fondamentalmente uno scopo critico ed un carattere decisamente soggettivo.

Questo significa che la recensione è un testo in cui, pur scrivendo di altro, l’autore finisce per raccontare soprattutto se stesso, le proprie emozioni, i propri criteri di giudizio, i propri strumenti, i propri riferimenti culturali, i propri gusti… in relazione ad un particolare oggetto che può essere un libro, un film, un disco o una canzone, ma anche un ristorante, un videogame, un seminario, un concerto.

Tutto può essere oggetto di critica ed ogni critica può diventare una recensione.

Per giudicare bisogna conoscere: è necessario quindi leggere il libro, guardare il film, ascoltare il disco… ci si deve insomma confrontare con l’oggetto che si intende recensire.

Se si è già maturata l’intenzione di produrre una recensione, tuttavia, la lettura, l’ascolto, l’assaggio, eccetera, saranno inevitabilmente condizionati da questa intenzione. Si tratta allora di trovare un equilibrio tra le opportunità positive di questo condizionamento (maggiore attenzione, memoria selettiva, equipaggiamento adatto…) e la necessità di assicurare all’osservazione la massima libertà e apertura possibile, in modo da poter vivere una esperienza diretta dell’oggetto osservato. In altre parole, se, per esempo, leggo un libro sapendo di doverne scrivere una recensione, da un lato farò particolare attenzione agli elementi che vorrò riportare nel mio giudizio, terrò nota dei passaggi più significativi, leggerò attraverso i filtri stabiliti per la mia critica, dall’altro dovrò sforzarmi di “dimenticare” l’intenzione di recensire il libro per potermi concentrare il più possibile sul libro in sè, seguire la trama, immedesimarmi nei personaggi, vivere le emozioni che il libro vuole suscitare.

Si tratta insomma di mantenere in equilibrio l’osservazione scientifica e la fruizione libera dell’oggetto.

Criticare fa rima con pensare: una recensione dovrebbe essere la traccia di una riflessione attorno all’oggetto recensito e quindi richiede il pensiero.

Il pensiero deve, in generale, mediare il rapporto tra l’oggetto e il soggetto che lo giudica, deve soffermarsi sui punti di contatto e altrettanto indagare nei vuoti delle distanze.

Il pensiero confronta l’oggetto con altri oggetti, lo misura e lo cataloga, di fatto, lo determina.

Nel concetto stesso di “critica” è contenuta la radice della distinzione, della separazione di questo da quello, del positivo dal negativo, del nobile dal volgare, del prezioso dal dozzinale, del nuovo dal riciclato, dell’originale dalla maniera. Una recensione deve perciò, in quanto critica, mirare a distinguere e separare gli elementi (formali e contenutistici) che giudichiamo positivi da quelli che non ci piacciono.

Non solo logos: allo stesso modo il pensiero critico si nutre di emozione e passione, di ciò che Pascal chiamava “esprit de finesse” e che ricordava essere parte integrante dell’intelligenza tanto quanto la razionalità geometrica.

Recensione è Argomentazione: il pensiero critico si esprime attraverso l’argomentazione, costituendo così la struttura stessa della recensione, la quale non può limitarsi ad essere solo un elenco di aggettivi, ma deve concretizzarsi in un discorso che tende a dimostrare se stesso. La recensione ha bisogno di equilibrio e di logica e come un giudizio di tribunale ha bisogno di prove che sostengano tanto la difesa quanto l’accusa.

Qualcuno ti ascolta: scrivendo una recensione, non si può dimenticare che essa è – per definizione – rivolta a un qualche pubblico che la leggerà. Si scrive una recensione per raccontare, ovvero condividere, per consigliare o  sconsigliare, una certa esperienza.

Il pubblico merita il giusto rispetto: di fronte ad esso ci si deve perciò assumere la responsabilità delle proprie opinioni, si deve avere il coraggio di confrontarsi fino al punto di rivendicare la libertà di cambiare idea, qualora con pari onestà e concretezza qualcuno ci ponga obiezioni efficaci o ci mostri un punto di vista diverso e capace di modificare il nostro primo giudizio.

Una questione di stile: se per un verso la recensione è una riflessione su un oggetto, per un altro verso è essa stessa un oggetto: un prodotto, una creazione, un’opera dell’ingegno e della fantasia di chi la scrive. E in questo senso diventa a sua volta oggetto di giudizio e di critica da parte di chi la legge.

Per questo, scrivendo una recensione, si devono curare tanto il contenuto quanto la forma. Posto che il testo debba contenere elementi di informazione (p.e. titolo, autore, anno…), di descrizione (p.e. la trama, i personaggi, la tesi sostenuta), e di argomentazione (p.e. la giustificazione del giudizio, i riferimenti al testo…), è inevitabile che questi elementi dovranno essere disposti e articolati in una struttura che li renda comunicabii nel modo più efficace e piacevole.

E’ anche a questo livello che la soggettività del recensore diventa protagonista del lavoro, scegliendo le parole e le figure retoriche, le tecniche narrative, preferendo dire, accennare o nascondere questo o quell’elemento dell’oggetto recensito, decidendo di premettere o tenere per la conclusione determinate considerazioni, utilizzando un tono amichevole, misterioso, colloquiale, aulico, serioso, ironico, colto, popolare, neutrale, esplicito, …

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