Alla sorgente dell’Occidente

 

La sfida divina e l’umana passione

labirinto

Facendo tesoro dell’avvertimento di Hegel, per cui la filosofia, a differenza delle altre scienze, non godrebbe del privilegio di poter presupporre il proprio oggetto come immediatamente dato, e dovendo quindi arbitrariamente decidere per un punto di partenza qualsiasi, temendo infine – in questo modo – di smarrirci troppo presto, preferiamo pavidamente seguire la via più battuta e, come suggerisce Aristotele, partire dall’inizio, ponendoci la domanda Che cos’è la filosofia?, ancora una volta declinandola in direzione della sua genesi.

Scavando alle radici dell’ipotesi ormai consolidata, per cui la filosofia sarebbe uno sviluppo originale di antiche sapienze orientali, Giorgio Colli (a sua volta seguendo le orme di Nietzsche1), nel suo La nascita della filosofia2, ci guida in un tortuoso viaggio a ritroso nel tempo, sostenendo che il contributo greco in questo processo è tutt’altro che formale. Non si tratterebbe insomma soltanto di mere circostanze storiche favorevoli (la vasta rete commerciale, l’oganizzazione politica e sociale, le esperienze democratiche, ecc), che pure avranno avuto una certa importanza per lo sviluppo di questa disciplina, bensì soprattutto di un patrimonio culturale determinato che ha condizionato radicalmente il carattere proprio della filosofia.

La nostalgia che Platone instilla nella parola filosofia – prima di usarla per definire la propria ricerca – sarebbe in questo senso l’elemento rivelatore di un tempo in cui il greco fu sophos, vero sapiente, e non soltanto filosofo, ricercatore del sapere. Il tempo a cui si riferisce Platone è un tempo lontano, un tempo mitico che è – per essenza – passato, un arcaico indefinito da cui qualcosa ci separa e differenzia: qualcosa che ci ha fatto smarrire la sapienza prima posseduta ed ora solo ricercata.

La distanza e la differenza sono i caratteri propri del divino. Colli ricostruisce quindi le due figure archetipe del divino greco, Apollo e Dioniso, mostrandoli meno opposti e meno monolitici di quanto Nietzsche lascerebbe pensare. Entrambi gli dei appaiono qui segnati dalla duplicità: violenti e musicali assieme, erotici e repellenti, compassionevoli e crudeli, razionali e folli.

Le più antiche narrazioni greche che vedono coinvolti Apollo e Dioniso, il mito cretese, le vicende di Edipo, i segreti di Orfeo, raccontano tutte di una sfida divina che l’uomo non ha potuto non raccogliere: la sfida per la sapienza. A veicolare questa sfida alla ragione umana (logos) sono le parole (logoi) dell’oracolo, pronunciate dalla sacerdotessa del tempio di Apollo o cantate dalla vergine posseduta da Dioniso. Attraverso questa sfida, la duplicità che segna il divino si trasferisce all’uomo, il quale si riconosce assieme sfidato e sfidante, devoto e peccatore, mortale e immortale: divino è colui che sa il divino. Sapendo, l’uomo è il divino.

Altri miti fondativi raccontano della sfida per la sapienza: la sfida per la divina immortalità. Platone riporta ad esempio il mito di Prometeo3, che per aver rubato il fuoco agli dei viene incatenato a una rupe e condannato a farsi divorare dagli avvoltoi il fegato che eternamente gli ricresce. Ma quella stessa sfida per la sapienza è raccontata anche da altre tradizioni: nella Genesi la stessa scena si svolge nel giardino dell’Eden e altrove, nella Bibbia, è l’angelo prediletto a fare le spese della divina gelosia per la conoscenza4. E cos’è la torre di Babele (o le piramidi di Babilonia), se non il disperato tentativo di costruire la scala per salire al cielo e accedere alla conoscenza suprema?

Tuttavia, l’ascesa al cielo è impossibile, la sfida è disperata, la punizione divina è certa: nella generazione che separa Adamo ed Eva da Caino e Abele, o nel mare che Omero attraversa per tornare dal tempio di Delfi alla natia isola di Chio, la dimensione trascendente e il sapore divino della sfida per la sapienza evaporano lentamente. Del giardino rigoglioso non resta che un campo da zappare con fatica e dell’enigmatica sentenza di Apollo rimane soltanto l’indovinello burlesco di due giovani pescatori intenti a spidocchiarsi.

In questo passaggio, la sfida divina per la sapienza affonda quindi le sue radici nella terra e germoglia, si incarna, la sfida di Dio all’uomo diventa la lotta tra l’uomo e l’uomo.

Il filo diretto della comunicazione col divino è definitivamente interrotto e nel filo del pensiero che conduce dalle oscure sentenze di Eraclito alle asciutte descrizioni di Aristotele, la dialettica, che fu il più audace sguardo umano sull’eterno si riduce alla vuota tecnica che consente di affermarsi sapienti semplicemente negando la sapienza del’altro.

La sapienza arcaica, il logos divino, l’indicibile parola pronunciata dalla follia della pizia o percepibile solo nella possessione dionisiaca, lascia spazio al logos distruttore del sofista che fa dell’enigma soltanto il “dire cose reali, collegando cose impossibili”5.

Al compimento di tale processo, a mezz’aria continuano tuttavia a volteggiare le parole di Platone che, contro la prostituzione retorica dei sofisti, difende la virtù del suo mestro, rivendicando la ricerca dialogica della verità contro l’arte mistificante della discussione e raccontando che il filosofo può e deve uscire dalla caverna a rivedere la divina luce del sole: o meglio, non potendola guardare direttamente, almeno deve provare a farsi illuminare da essa6.

Soltanto da questa dialettica che è tensione tra distruzione e costruzione, solo dal coito tra la razionalità maschile dell’analisi e la follia femminile della sintesi, potrebbe allora essersi generata la filosofia che da allora di tensione e contraddizione ha continuato a nutrirsi: apollineo e dionisiaco, logos e physis, pari e dispari, concreto e astratto, soggetto e oggetto, libertà e legge, ragione e sentimento, anima e corpo, spirito e natura, umano e divino, storia e utopia, finito e infinito…

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note:

1.NIETZSCHE, F., La nascita dela tragedia, Adelphi, 1972 e 1977

2.COLLI, G, La nascita della filosofia , Adelphi, 1975

3.PLATONE, …

4.Molto interessante la lettura della sfida per il sapere nei testi biblici proposta da ODIFREDDI, P, Il diavolo in cattedra, Einaudi, 2003.

5.ARISTOTELE, ….

6.PLATONE, La Repubblica, Laterza,

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copyleft Nicola Zuin 2009
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